Il cashmere riciclato è diventato negli ultimi anni una materia prima sempre più interessante per brand, boutique e aziende di moda che desiderano affiancare alla qualità del cashmere un approccio orientato al recupero e alla valorizzazione delle risorse già esistenti.
Ma acquistare un prodotto in cashmere riciclato non significa semplicemente chiedere a un fornitore: “Avete cashmere riciclato?”
Per un buyer professionale le domande dovrebbero essere molte di più.
Da dove proviene la fibra? Come viene recuperata? Dove viene trasformata in filato? Qual è la percentuale reale di cashmere? Il filato è certificato? Cosa significa esattamente certificazione GRS? La certificazione riguarda soltanto il filato oppure anche il prodotto finito? Quali sono i quantitativi minimi?
Nel distretto tessile di Prato, il recupero delle fibre tessili fa parte della cultura industriale del territorio da generazioni. Due Toscani opera all'interno di questo distretto e produce maglieria e accessori Made in Italy utilizzando, tra gli altri materiali, filato in cashmere riciclato che facciamo produrre da un nostro partner specializzato di Prato, certificato GRS.
È però importante precisare fin dall'inizio un aspetto fondamentale: la certificazione GRS riguarda il filato in cashmere riciclato che facciamo produrre dal nostro partner certificato GRS. Due Toscani e l'intera successiva filiera produttiva della maglieria non sono certificati GRS. Di conseguenza, non presentiamo né commercializziamo i nostri capi e accessori finiti come prodotti certificati GRS.
Questa distinzione è importante non soltanto per descrivere correttamente il nostro prodotto, ma anche per comprendere cosa dovrebbe realmente verificare un buyer quando un fornitore parla di cashmere riciclato certificato.
Cosa significa realmente "cashmere riciclato"?
Il primo punto da chiarire è il significato della parola riciclato.
Nel settore tessile si incontrano frequentemente termini come:
recycled cashmere;
regenerated cashmere;
reclaimed cashmere;
pre-consumer recycled;
post-consumer recycled.
Non sono necessariamente sinonimi perfetti.
Il materiale recuperato può infatti provenire da differenti flussi. Il pre-consumer riguarda materiale recuperato prima che un prodotto arrivi al consumatore, mentre il post-consumer deriva da prodotti che sono già stati utilizzati e successivamente recuperati.
Per questo motivo la semplice dicitura “recycled cashmere” non racconta da sola tutta la storia del materiale.
Un buyer dovrebbe cercare di capire non soltanto se il cashmere è riciclato, ma anche come viene recuperato, trasformato, tracciato e nuovamente filato.
Come nasce un filato di cashmere riciclato
La produzione di un buon filato in cashmere riciclato è molto più complessa di quanto possa sembrare.
Il processo parte dalla selezione del materiale da recuperare. Questa fase è fondamentale perché la qualità del materiale in ingresso influenzerà inevitabilmente quella del filato finale.
Il materiale viene selezionato e preparato per essere riportato allo stato fibroso. Attraverso processi meccanici, tessuti e maglie vengono progressivamente aperti e sfilacciati fino a ottenere nuovamente una fibra utilizzabile.
Questa lavorazione ha però una conseguenza tecnica importante: la fibra recuperata tende a essere più corta rispetto alla fibra vergine.
È uno degli aspetti che distinguono maggiormente la lavorazione del cashmere riciclato.
Per ottenere un filato di qualità servono quindi esperienza nella selezione delle materie prime, conoscenza della fibra e capacità di mettere a punto correttamente filatura, titolo, torsione e successiva lavorazione in maglieria.
È anche per questo che Prato rappresenta uno dei territori storicamente più importanti per il recupero tessile: qui esiste da generazioni una filiera industriale specializzata nella selezione, nel recupero e nella rigenerazione delle fibre.
Il cashmere riciclato di Due Toscani
Per Due Toscani il cashmere riciclato non è semplicemente un filato acquistato da un catalogo.
Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato e certificato GRS del distretto tessile di Prato.
È una distinzione importante.
Il rapporto diretto con chi realizza il filato ci permette di conoscere molto più da vicino il materiale che successivamente utilizziamo per produrre maglieria e accessori per le nostre collezioni e per i nostri clienti private label.
Conosciamo quindi non soltanto il prodotto finito, ma anche il comportamento del filato durante la lavorazione: un aspetto particolarmente importante nel cashmere riciclato, dove le caratteristiche della fibra richiedono esperienza e parametri produttivi adeguati.
La produzione dei capi viene successivamente realizzata interamente in Italia attraverso la nostra filiera produttiva e seguiamo direttamente le diverse fasi, dalla scelta e sviluppo del filato fino al capo finito.
Per un brand significa poter dialogare con un produttore che conosce sia la materia prima sia il processo necessario per trasformarla in maglieria.
Cosa significa realmente certificazione GRS?
Uno degli errori più comuni è considerare la sigla GRS – Global Recycled Standard come una generica certificazione secondo cui un prodotto sarebbe semplicemente “ecologico” o “sostenibile”.
Il concetto è molto più preciso.
Il GRS è uno standard internazionale volontario che comprende la verifica del contenuto riciclato e della sua tracciabilità lungo la catena di fornitura, oltre a specifici requisiti previsti dallo standard in ambito sociale, ambientale e chimico.
Uno degli elementi fondamentali è la chain of custody, cioè la catena di custodia del materiale.
Questo significa che non è sufficiente utilizzare una materia prima certificata perché automaticamente qualsiasi prodotto realizzato con quella materia prima possa essere dichiarato certificato GRS.
Ed è proprio qui che nasce una delle distinzioni più importanti per un buyer.
Un filato certificato GRS non rende automaticamente GRS il maglione
Supponiamo che un produttore utilizzi un filato in cashmere riciclato certificato GRS.
Quel filato può essere coperto dalla documentazione prevista dalla filiera certificata del produttore del filato.
Successivamente, però, deve essere trasformato in un capo di maglieria.
A seconda del modello, il processo può comprendere numerose lavorazioni:
programmazione, smacchinatura, confezione o rimaglio, lavaggio e trattamento, asciugatura, stiro, controllo e finissaggio.
Per poter mantenere la certificazione e la relativa tracciabilità fino al prodotto finito, le organizzazioni e le fasi rilevanti della catena di custodia devono rientrare nel sistema di certificazione previsto dallo standard.
Di conseguenza, la certificazione della materia prima non può essere semplicemente trasferita al maglione finito.
Esiste quindi una differenza sostanziale fra dire:
“Questo capo è realizzato utilizzando un filato in cashmere riciclato certificato GRS.”
e dire:
“Questo capo è certificato GRS.”
Sono due affermazioni molto differenti e un buyer dovrebbe sempre chiedere al fornitore quale delle due sia effettivamente applicabile.
Il caso Due Toscani: il filato è certificato, il capo finito non lo è
Due Toscani rappresenta un esempio concreto di questa distinzione.
Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato di Prato certificato GRS e la certificazione riguarda il filato realizzato dal nostro partner all'interno della sua filiera certificata.
La successiva trasformazione del filato in maglieria e accessori avviene invece attraverso la filiera produttiva di Due Toscani.
Due Toscani non è attualmente certificata GRS e alcune delle lavorazioni della nostra filiera produttiva non sono certificate GRS.
Per questo motivo non dichiariamo né commercializziamo la nostra maglieria e i nostri accessori come prodotti finiti certificati GRS.
È una distinzione che riteniamo importante comunicare con la massima trasparenza.
Per Due Toscani, almeno per il momento, non avrebbe senso affrontare la certificazione della sola nostra azienda senza poter inserire nella catena certificata anche tutte le lavorazioni necessarie per arrivare al prodotto finito.
Il nostro approccio è quindi molto semplice:
valorizziamo la certificazione GRS del filato in cashmere riciclato che facciamo produrre dal nostro partner certificato, ma non attribuiamo quella certificazione alla maglieria e agli accessori finiti.
Una domanda fondamentale per qualsiasi fornitore
Quando un produttore dichiara di utilizzare cashmere riciclato certificato, il buyer dovrebbe porre una domanda molto precisa:
“È certificato GRS il filato che utilizzate oppure è certificato GRS anche il prodotto finito che mi state vendendo?”
La differenza è fondamentale.
Se viene dichiarato che anche il capo finito è certificato, è opportuno chiedere quale sia la certificazione applicabile e quale documentazione possa essere fornita a supporto della dichiarazione.
La semplice presenza di una materia prima certificata all'interno della produzione non deve essere confusa con la certificazione dell'intero prodotto.
Un fornitore serio dovrebbe essere in grado di spiegare chiaramente al buyer dove inizia e dove termina la filiera certificata.
GRS non significa automaticamente “100% riciclato”
Un altro equivoco frequente riguarda la percentuale di materiale riciclato.
La presenza di una certificazione GRS non significa necessariamente che un materiale sia composto al 100% da fibra riciclata.
Per questo motivo, quando acquistate un filato o un capo, non chiedete soltanto:
“È certificato GRS?”
Chiedete anche:
“Qual è la composizione esatta del filato?”
Un filato può contenere cashmere riciclato insieme ad altre fibre. Un buyer deve quindi conoscere con precisione la composizione e la percentuale di ogni componente.
Questo vale indipendentemente dalla certificazione.
Cosa NON significa certificazione GRS
GRS non deve essere interpretato come una certificazione universale di qualsiasi caratteristica ambientale di un prodotto.
Una certificazione seria è soprattutto uno strumento di verifica, controllo e tracciabilità secondo determinati requisiti, non uno slogan commerciale.
Per questo motivo termini come:
GRS certified, recycled, sustainable, responsible o circular
dovrebbero essere utilizzati con precisione.
Per un buyer B2B è importante andare oltre il claim commerciale e chiedere esattamente:
Che cosa è certificato? Chi possiede la certificazione? Fino a quale fase della filiera arriva? Il prodotto finito è realmente certificato?
Cashmere riciclato o cashmere vergine: qual è migliore?
La risposta di Due Toscani è molto semplice:
entrambi.
Sono due materiali differenti e non riteniamo corretto considerare automaticamente uno superiore all'altro.
Il cashmere vergine parte da fibra nuova e generalmente più lunga. Può offrire caratteristiche eccezionali di morbidezza, regolarità, resistenza e leggerezza e rimane una materia prima fondamentale per la maglieria di alta gamma.
Il cashmere riciclato parte invece da cashmere già esistente che viene recuperato e riportato a nuova vita.
La fibra, dopo il processo di recupero, presenta caratteristiche differenti e richiede una lavorazione specifica. Il risultato può essere un capo estremamente piacevole, morbido e di ottima qualità, ma non deve necessariamente cercare di imitare in tutto e per tutto un capo realizzato con cashmere vergine.
Sono due prodotti con caratteristiche e storie differenti.
Per Due Toscani la domanda corretta non è quindi:
“Qual è il migliore?”
ma:
“Qual è il materiale più adatto al prodotto, al prezzo e al posizionamento che vogliamo realizzare?”
Il prezzo del cashmere riciclato
Anche qui esiste un luogo comune:
riciclato significa economico.
Non necessariamente.
Produrre un filato riciclato di qualità richiede raccolta, selezione, lavorazione, trasformazione della materia, filatura e controllo.
Quando entra in gioco una filiera certificata bisogna inoltre considerare procedure, controlli, documentazione e costi connessi alla certificazione.
La qualità della materia prima recuperata, la composizione, il titolo del filato, il colore, i quantitativi e il tipo di lavorazione influenzano il costo finale.
Per questo confrontare due offerte semplicemente sulla base del prezzo al chilogrammo del filato — o del prezzo finale di una maglia — può essere fuorviante.
Prima bisogna verificare che cosa si sta realmente confrontando.
MOQ: quanto bisogna ordinare?
Il MOQ – Minimum Order Quantity è uno degli aspetti più importanti per piccoli brand e nuove collezioni.
Bisogna però distinguere almeno due livelli:
MOQ del filato e MOQ della produzione del capo.
Creare un colore specifico di filato può richiedere quantitativi minimi diversi rispetto all'utilizzo di un colore già disponibile.
Allo stesso modo, sviluppare un nuovo modello comporta costi e quantità produttive differenti rispetto alla scelta di un articolo già sviluppato.
Per questo motivo il buyer dovrebbe spiegare al produttore fin dall'inizio:
quantità prevista;
numero di modelli;
numero di colori;
taglie;
composizione desiderata;
fascia prezzo;
mercato di destinazione;
eventuali requisiti relativi alle certificazioni;
necessità di colori personalizzati.
In Due Toscani lavoriamo sia con le nostre collezioni sia con produzioni private label, sviluppando anche modelli forniti direttamente dai clienti.
Conoscere il progetto prima di parlare esclusivamente di MOQ permette spesso di individuare una soluzione produttiva molto più razionale.
Le domande che un buyer dovrebbe fare al fornitore
Prima di scegliere un produttore di maglieria in cashmere riciclato, consigliamo di porre almeno queste domande:
Qual è la composizione esatta del filato?
Quale percentuale è realmente cashmere riciclato?
Il materiale riciclato è pre-consumer, post-consumer o una combinazione dei due?
Dove viene recuperata e lavorata la materia prima?
Dove viene prodotto il filato?
Il filato è certificato GRS?
Chi è il soggetto titolare della certificazione GRS?
La certificazione riguarda il filato oppure anche il prodotto finito?
Fino a quale fase della filiera viene mantenuta la certificazione?
È possibile fornire la documentazione pertinente alla fornitura?
Quali titoli e finezze di filato sono disponibili?
Quali colori sono già disponibili?
È possibile sviluppare colori personalizzati e con quale MOQ?
Qual è il MOQ per modello e colore nella produzione di maglieria?
Il produttore ha esperienza specifica nella lavorazione del cashmere riciclato?
Dove vengono effettuate smacchinatura, confezione, trattamento e stiro?
È possibile sviluppare un prototipo prima della produzione?
Quali sono i tempi di campionatura e produzione?
È possibile realizzare private label con etichette e packaging del cliente?
Quale documentazione accompagnerà il prodotto finito?
Le risposte a queste domande raccontano molto più del semplice prezzo.
Tracciabilità prima del marketing
Il cashmere riciclato rappresenta una grande opportunità per il settore della moda, ma proprio la crescente attenzione verso sostenibilità e riciclo rende necessaria maggiore precisione nelle dichiarazioni.
Termini come recycled, sustainable, circular e responsible non dovrebbero essere utilizzati come semplici strumenti di marketing.
Per un buyer B2B la priorità dovrebbe essere capire la filiera reale del prodotto.
Chi ha prodotto il filato? Dove? Da quale materiale? Con quale composizione? Chi possiede la certificazione? Quale parte della filiera è certificata? La certificazione arriva fino al prodotto finito oppure si ferma alla materia prima?
Sono domande molto più importanti di qualsiasi slogan.
Ed è anche il motivo per cui Due Toscani preferisce dichiarare esattamente ciò che può documentare:
facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner di Prato certificato GRS, ma non dichiariamo che la nostra maglieria e i nostri accessori siano certificati GRS perché Due Toscani e la successiva filiera produttiva non sono interamente certificati.
Per noi la trasparenza verso il buyer viene prima del claim commerciale.
Due Toscani: cashmere riciclato e produzione a Prato
Per Due Toscani, lavorare con cashmere riciclato significa unire una tradizione profondamente legata al distretto tessile pratese con le esigenze contemporanee dei brand internazionali.
Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato e certificato GRS di Prato e utilizziamo questo filato per realizzare maglieria e accessori Made in Italy.
Possiamo lavorare sulle nostre collezioni oppure sviluppare produzioni private label, partendo da un modello esistente, da una scheda tecnica, da una fotografia, da un campione o da un progetto del cliente.
Questo permette al buyer di avere un interlocutore che conosce sia il prodotto finito sia il comportamento della materia prima con cui quel prodotto viene realizzato.
E soprattutto permette di sapere con precisione che cosa è certificato e che cosa non lo è.
Perché acquistare cashmere riciclato non dovrebbe significare semplicemente acquistare un filato o una maglia.
Significa conoscere la materia prima, la produzione e la filiera che stanno dietro quel prodotto.
E a Prato, il recupero e la trasformazione delle fibre tessili non sono una tendenza recente: sono parte di una cultura manifatturiera costruita nel corso di generazioni.
Il cashmere riciclato di Due Toscani è certificato GRS?
Il filato di cashmere riciclato è prodotto da un partner certificato GRS a Prato. La maglieria finita di Due Toscani non è certificata GRS e non viene presentata come prodotto certificato GRS.
Un filato certificato GRS rende il capo finito certificato GRS?
No. La certificazione segue una catena di custodia: un filato certificato non rende automaticamente certificato il capo finito se non tutte le fasi rientrano nel sistema certificato.
GRS significa 100% riciclato?
No. Il GRS verifica il contenuto riciclato e la tracciabilità, ma il materiale non è necessariamente 100% riciclato. Chiedi sempre la composizione esatta.
Cosa dovrebbe chiedere un buyer a un fornitore di cashmere riciclato?
La composizione esatta, la percentuale di riciclato, dove è prodotto il filato, chi detiene il certificato GRS e se copre solo il filato o anche il prodotto finito.
Per un marchio di moda che vuole sviluppare una propria collezione di maglieria in cashmere, scegliere il produttore giusto è una delle decisioni più importanti. Non si tratta semplicemente di trovare qualcuno in grado di realizzare un maglione: significa individuare un partner capace di trasformare un'idea, un disegno, una scheda tecnica o un campione esistente in un prodotto industrializzabile, mantenendo qualità, vestibilità, costi e tempi sotto controllo.
Prato rappresenta da decenni uno dei principali distretti tessili e manifatturieri italiani e offre un ecosistema particolarmente adatto alla produzione di maglieria private label.
Due Toscani, azienda specializzata nella produzione di maglieria e accessori in cashmere, opera proprio all'interno di questo distretto e può essere un esempio utile per comprendere come funziona concretamente una produzione private label Made in Italy.
Perché produrre cashmere a Prato?
Quando si parla di Prato, spesso si pensa soprattutto ai tessuti. In realtà il distretto comprende una rete estremamente articolata di aziende specializzate: filature, maglifici, programmatori, tintorie, lavanderie, stirerie, confezioni, ricamifici, produttori di etichette, packaging e numerose altre lavorazioni.
Questo significa che molte delle competenze necessarie per trasformare un filato in un capo finito sono concentrate nello stesso territorio.
Per un brand questo rappresenta un vantaggio importante.
La produzione di un capo di maglieria non consiste infatti soltanto nello smacchinare il filato. Dietro un maglione apparentemente semplice possono esserci programmazione, prove di tensione, prototipazione, confezione, lavaggio, follatura, asciugatura, stiro, applicazione delle etichette e controllo qualità.
Due Toscani lavora all'interno del distretto tessile toscano coordinando queste diverse competenze, con l'obiettivo di offrire al cliente un interlocutore unico per lo sviluppo e la produzione della propria collezione.
Cosa fa realmente un produttore private label?
Private label non significa semplicemente applicare l'etichetta del cliente a un prodotto già esistente.
Esistono naturalmente diversi livelli di personalizzazione. Un brand può partire da un modello già sviluppato dal produttore e modificarne colore, filato, misure o dettagli. Oppure può voler sviluppare un capo completamente nuovo.
Nel caso di Due Toscani, ad esempio, è possibile lavorare sia partendo dai modelli presenti nelle collezioni dell'azienda sia sviluppando articoli specifici per il cliente.
Il punto di partenza può essere:
una scheda tecnica;
un disegno;
una fotografia;
un rendering;
un campione fisico;
un capo esistente da reinterpretare;
oppure semplicemente un'idea accompagnata da misure e indicazioni stilistiche.
Più precise sono le informazioni iniziali, più semplice sarà trasformare il progetto in un prototipo corretto.
Dal progetto al maglione: il processo produttivo
Uno degli aspetti che spesso sorprende i marchi che si avvicinano per la prima volta alla maglieria è la complessità della prototipazione.
Un capo nuovo deve innanzitutto essere interpretato tecnicamente.
Nel caso della maglieria elettronica è necessario realizzare un programma macchina specifico. Non si tratta di un semplice file grafico: la programmazione determina la costruzione del capo, le diminuzioni, gli aumenti, le lavorazioni, i punti, le tensioni e numerosi altri parametri.
Due Toscani utilizza tecnologia Shima Seiki, sia per la maglieria tradizionale sia per lavorazioni integrali/seamless. La programmazione richiede quindi personale specializzato e con esperienza specifica su queste macchine.
Una volta realizzato il programma viene prodotto il primo capo. In alcuni casi può essere conveniente effettuare prima una prova utilizzando un filato di test, in modo da verificare la costruzione prima di utilizzare un cashmere più costoso.
Successivamente il prototipo deve attraversare le altre fasi previste: confezione quando necessaria, trattamento, lavaggio o follatura, asciugatura, stiro e controllo.
Solo a questo punto è possibile valutare correttamente il risultato.
Il campione può richiedere modifiche alla vestibilità, alle misure, alla lunghezza, alle proporzioni o alla costruzione. Una volta approvato il prototipo definitivo, il modello può essere messo in produzione.
Il campione non è ancora la produzione
Questo è un concetto importante soprattutto per i nuovi brand.
Un prototipo è uno strumento di sviluppo.
Serve per arrivare al prodotto che successivamente potrà essere replicato in produzione. Per questo la realizzazione di un singolo campione può avere un costo apparentemente elevato rispetto al prezzo unitario del capo prodotto in serie.
Nel costo di sviluppo rientrano infatti programmazione, preparazione della macchina, filato, tempo macchina, confezione, trattamento, stiro e controllo, oltre alle eventuali modifiche necessarie.
Due Toscani considera quindi la campionatura come una vera fase di sviluppo del prodotto, non come la semplice produzione di un singolo maglione.
MOQ: quante unità bisogna produrre?
Il MOQ – Minimum Order Quantity è la quantità minima richiesta dal produttore per rendere economicamente sostenibile una produzione.
Nella maglieria italiana il MOQ dipende da numerosi fattori: modello, filato, colori, complessità della lavorazione e organizzazione produttiva.
Due Toscani lavora anche con brand e realtà relativamente piccole e, per le produzioni private label, il riferimento abituale è un minimo di 50 capi, da valutare comunque in funzione del progetto.
È importante discutere il MOQ già nelle prime fasi perché sviluppare numerosi modelli con pochissimi pezzi per articolo può rendere la collezione economicamente molto diversa rispetto a una produzione concentrata su pochi modelli e quantità maggiori.
Per un nuovo brand può quindi essere più intelligente iniziare con una capsule collection ben costruita piuttosto che sviluppare immediatamente un catalogo molto ampio.
Quali materiali scegliere?
Cashmere non significa necessariamente un solo tipo di filato.
Una delle prime decisioni riguarda la scelta tra cashmere vergine e cashmere riciclato. Non esiste necessariamente un materiale "migliore" in assoluto: sono due prodotti con caratteristiche, estetica, costi e posizionamenti differenti.
Due Toscani produce capi sia in cashmere vergine di alta qualità sia in cashmere riciclato, oltre a utilizzare merino extrafine e mischie pregiate come merino/seta.
Un'altra distinzione fondamentale riguarda il filato cardato o pettinato.
Un cashmere cardato può offrire una mano più morbida, piena, calda e tradizionale, mentre un filato pettinato permette di ottenere capi generalmente più sottili, leggeri e puliti nell'aspetto.
Anche la finezza della macchina cambia completamente il risultato.
Due Toscani lavora su diverse finezze e può sviluppare sia maglieria più corposa sia articoli estremamente sottili, compresa la maglieria pettinata realizzata su macchine finezza 18 integrali, particolarmente interessante per collezioni premium e luxury.
La scelta dovrebbe quindi partire dal risultato che il brand vuole ottenere, non semplicemente dal nome della fibra.
Maglieria seamless e tecnologia integrale
Un'altra possibilità per i marchi che vogliono sviluppare prodotti particolarmente raffinati è la costruzione integrale.
Con le macchine Shima Seiki integrali è possibile realizzare determinate tipologie di capo senza le tradizionali cuciture laterali.
Il risultato può offrire maggiore comfort, pulizia costruttiva e una vestibilità molto particolare.
Due Toscani utilizza questa tecnologia anche per produzioni private label, soprattutto per progetti nei quali leggerezza, comfort e qualità costruttiva rappresentano elementi importanti del posizionamento del prodotto.
Etichette, personalizzazione e packaging
Una produzione private label deve arrivare al cliente pronta per essere commercializzata.
Per questo bisogna definire fin dall'inizio anche gli elementi apparentemente secondari:
etichette marchio, etichette composizione, taglie, eventuali cartellini, packaging e modalità di confezionamento.
Due Toscani può gestire produzioni destinate a essere commercializzate direttamente con il marchio del cliente, coordinando le personalizzazioni concordate durante lo sviluppo.
Il brand deve però fornire tempestivamente loghi, grafiche, informazioni societarie e tutti i dati necessari alla realizzazione delle etichette.
Esportazione e spedizione
Lavorare con un produttore italiano non significa necessariamente essere un'azienda italiana.
Due Toscani lavora con clienti B2B internazionali e può realizzare produzioni destinate a mercati europei ed extra-UE.
Prima dell'ordine è importante chiarire:
indirizzo e paese di destinazione;
modalità di spedizione;
costi di trasporto;
documentazione richiesta;
posizione IVA del cliente;
eventuali formalità doganali;
dazi e oneri di importazione nel paese di destinazione.
Per le spedizioni extra-UE, in particolare, il brand dovrebbe verificare preventivamente le regole applicabili nel proprio mercato.
Il produttore può predisporre la documentazione commerciale necessaria alla spedizione, ma eventuali dazi, imposte locali e procedure di importazione dipendono dal paese di destinazione e dagli accordi commerciali concordati.
Come preparare un buon brief per il produttore
Un brief ben preparato può ridurre enormemente tempi, incomprensioni e costi di sviluppo.
Prima di contattare Due Toscani – o qualsiasi altro produttore – è utile preparare almeno queste informazioni:
Tipologia di prodotto – girocollo, cardigan, dolcevita, polo, abito, sciarpa, cappello ecc.
Uomo, donna o unisex.
Materiale desiderato – cashmere vergine, riciclato, merino, merino/seta ecc.
Peso e mano desiderati – leggero, medio, pesante, morbido, compatto, asciutto ecc.
Misure o size chart.
Quantità previste.
Numero di colori.
Mercato e fascia prezzo del prodotto.
Foto, disegni, schede tecniche o campioni di riferimento.
Data indicativa entro la quale dovrebbe essere disponibile la produzione.
Non è indispensabile conoscere la finezza macchina o il titolo esatto del filato.
Questa è una delle funzioni del produttore.
Un cliente può spiegare a Due Toscani: "Vorrei un girocollo donna molto leggero, pulito, morbido, senza cuciture e con un aspetto luxury".
A quel punto sarà il produttore a valutare filato, titolo, finezza e costruzione più adatti.
Cosa verificare prima di scegliere un produttore di cashmere
Il prezzo è importante, ma non dovrebbe essere l'unico criterio.
Prima di affidare una collezione a un produttore è consigliabile capire dove viene realmente prodotto il capo, quali tecnologie vengono utilizzate e chi segue lo sviluppo.
È utile verificare anche:
esperienza specifica nella maglieria;
capacità di sviluppare modelli da zero;
disponibilità di programmatori specializzati;
tipologia di macchine utilizzate;
provenienza e qualità dei filati;
capacità di realizzare campioni;
MOQ;
tempi produttivi;
controllo qualità;
possibilità di realizzare private label;
capacità di esportazione;
chiarezza nella comunicazione.
Un'altra domanda fondamentale è: chi sarà il mio interlocutore durante il progetto?
Per un brand piccolo o medio avere un rapporto diretto con chi conosce realmente la produzione può essere molto più importante di quanto sembri.
È proprio questo uno dei principi su cui Due Toscani ha costruito il proprio servizio B2B: un rapporto diretto tra il marchio e il produttore, senza trasformare lo sviluppo di una collezione in una lunga catena di intermediari.
Visitare il produttore può fare la differenza
Quando possibile, per un progetto importante vale la pena visitare personalmente il produttore.
Vedere macchine, filati, campioni e lavorazioni permette di comprendere molto meglio cosa è possibile realizzare.
Per un marchio che non può raggiungere immediatamente l'Italia, una prima video call conoscitiva con Due Toscani può essere sufficiente per analizzare il progetto, vedere i riferimenti, discutere materiali, quantità e obiettivi e capire se esistono le condizioni per procedere allo sviluppo.
Due Toscani: produzione private label nel distretto di Prato
Scegliere Prato significa entrare in contatto con un territorio che vive quotidianamente di tessile e manifattura.
Due Toscani produce maglieria e accessori Made in Italy in cashmere vergine, cashmere riciclato, merino extrafine e altre fibre pregiate, seguendo sia proprie collezioni sia produzioni private label sviluppate per boutique, retailer e marchi di moda.
Grazie alla tecnologia Shima Seiki, alla possibilità di lavorare su diverse finezze e alla collaborazione con una rete di aziende specializzate del territorio, è possibile seguire il progetto dalla scelta del filato fino al capo finito.
Per chi possiede già una scheda tecnica, un campione o semplicemente alcune immagini di riferimento, il primo passo non deve necessariamente essere un ordine.
Può essere una conversazione.
Analizzare insieme il modello, il materiale, le quantità previste e il posizionamento del brand permette di capire rapidamente come produrlo, con quale tecnologia, con quale filato e con quali costi indicativi.
Ed è proprio da qui che dovrebbe iniziare una buona produzione private label: non dalla macchina, ma dalla comprensione del prodotto che il marchio vuole creare.
Che cos'è la produzione di cashmere private label?
Il produttore sviluppa e realizza maglieria in cashmere che vendi con il tuo marchio — da un tech pack, uno schizzo, una foto o un campione esistente fino al capo finito.
Qual è il quantitativo minimo d'ordine (MOQ)?
Per la produzione private label il MOQ di riferimento è di norma 50 capi per modello, sempre da valutare in base al progetto.
Con quali materiali lavora Due Toscani?
Cashmere vergine, cashmere riciclato, lana merino extrafine e pregiate misture come merino/seta, con diverse finezze incluso il 18 gauge WholeGarment.
Producete per brand internazionali?
Sì. Due Toscani lavora con clienti B2B internazionali e può produrre per mercati UE ed extra-UE.
Molti immaginano che realizzare un campione significhi semplicemente mettere del filato su una macchina e aspettare che esca una maglia.
In realtà, quando si sviluppa un nuovo modello, il lavoro è molto più complesso.
Nella maggior parte dei casi, quel capo non esiste ancora.
Bisogna progettarlo, costruirlo, testarlo e perfezionarlo.
È un vero lavoro di sviluppo prodotto.
Tutto parte da un'idea
Un nuovo campione può nascere in modi diversi.
Il cliente può inviarci:
una fotografia;
un disegno;
una scheda tecnica;
un capo già esistente;
oppure semplicemente un'idea da sviluppare.
Qualunque sia il punto di partenza, da quel momento inizia il nostro lavoro.
Il programma della macchina non esiste
Una macchina da maglieria elettronica Shima Seiki non "sa" realizzare automaticamente un modello.
Per ogni nuovo capo bisogna creare un programma dedicato.
Questo programma contiene tutte le istruzioni necessarie alla macchina:
forma del capo;
struttura del punto;
diminuzioni;
aumenti;
coste;
collo;
maniche;
spalle;
tensioni;
alimentazione dei filati;
sequenza completa della lavorazione.
In pratica è il progetto digitale del maglione.
Creare il programma richiede anni di esperienza
Il programma non viene scritto automaticamente.
Viene realizzato da un programmatore specializzato.
Per diventare programmatore Shima Seiki non basta conoscere la maglieria.
Servono corsi specifici, molta esperienza pratica e anni di lavoro.
È una figura professionale altamente specializzata.
Ogni punto, ogni diminuzione e ogni dettaglio devono essere progettati manualmente.
Quanto tempo serve?
Dipende dalla complessità del modello.
Un semplice girocollo rasato richiede molto meno lavoro rispetto ad un capo con:
trecce;
punti strutturati;
jacquard;
intarsi;
vanisé;
lavorazioni integrali (WholeGarment®);
particolari costruttivi complessi.
In alcuni casi bastano poche ore.
In altri possono servire diversi giorni.
Il primo campione raramente è perfetto
Una volta terminato il programma, la macchina produce il primo prototipo.
Ma questo non significa che il lavoro sia finito.
Anzi.
Molto spesso il primo capo serve proprio per verificare che tutto funzioni correttamente.
Può capitare che sia necessario modificare:
una tensione;
una sagomatura;
una misura;
un particolare del collo;
una spalla;
una costa;
oppure semplicemente migliorare la vestibilità.
Per questo motivo il primo campione rappresenta quasi sempre una fase di test.
Spesso si utilizza un filato di prova
Quando il filato definitivo è molto costoso, è normale utilizzare inizialmente un filato di test.
Questo permette di verificare:
il programma;
la costruzione del capo;
le misure;
eventuali errori.
Solo dopo l'approvazione si realizza il campione con il filato definitivo.
Nel caso del cashmere, questa pratica permette di evitare inutili sprechi di materiale.
Il lavoro non finisce quando la macchina si ferma
Una volta terminata la lavorazione, il capo è ancora lontano dall'essere pronto.
Occorre infatti:
smacchinarlo;
controllare ogni pannello;
rimagliare o confezionare il capo;
eliminare i fili;
lavarlo o follarlo, se previsto;
asciugarlo;
stirarlo;
effettuare il controllo qualità finale.
Solo a questo punto il campione può essere valutato.
Quanto costa sviluppare un campione?
È una domanda che riceviamo spesso.
La risposta è semplice.
Non si paga soltanto una maglia.
Si finanzia tutto il lavoro di sviluppo necessario per crearla.
Nel costo rientrano:
lo studio del modello;
la programmazione Shima Seiki;
il tempo del programmatore;
il tempo macchina;
il filato utilizzato;
la confezione;
il trattamento;
la stiratura;
il controllo qualità;
eventuali modifiche e nuovi test.
In molti casi, il solo costo della programmazione può variare indicativamente tra 100 e 300 euro, a seconda della complessità del modello, senza considerare il tempo macchina, i materiali e tutte le lavorazioni successive.
Perché chiediamo un contributo per il campione?
Alcuni clienti si stupiscono quando chiediamo un contributo economico per sviluppare un prototipo.
In realtà, il costo richiesto copre solo una parte dell'investimento necessario.
Lo sviluppo di un campione richiede ore di lavoro altamente qualificato e coinvolge diverse figure professionali.
Per questo motivo realizziamo volentieri campioni per clienti realmente interessati a sviluppare una produzione.
Il campione non è un semplice prodotto da acquistare.
È il primo investimento nella futura collezione.
Un buon campione è un investimento, non un costo
Ogni collezione di successo nasce da un campione ben sviluppato.
Più tempo e attenzione vengono dedicati a questa fase, minori saranno i problemi durante la produzione.
Per questo motivo consideriamo il campione come la fase più importante dell'intero progetto.
Perché è proprio in quel momento che un'idea smette di essere un disegno e diventa un vero capo di maglieria.
Ci sono due domande che ultimamente ci vengono rivolte molto spesso da clienti, buyer, negozi e aziende che ci contattano per realizzare le proprie collezioni:
1. Qual è il cashmere migliore: cashmere vergine o cashmere riciclato?
2. Da dove proviene il cashmere?
Sono due domande molto interessanti perché permettono di chiarire alcuni aspetti del cashmere sui quali esiste ancora molta confusione.
Partiamo dalla prima.
Qual è il cashmere migliore: vergine o riciclato?
La nostra risposta è semplice:
Entrambi.
Un cashmere vergine di alta qualità e un cashmere riciclato di alta qualità sono entrambi materiali eccellenti.
Sono diversi.
Hanno una storia diversa, vengono ottenuti attraverso processi differenti e possono avere caratteristiche differenti al tatto e nella maglieria finita.
Ma diverso non significa migliore o peggiore.
La vera distinzione da fare non è semplicemente tra cashmere vergine e cashmere riciclato.
È tra cashmere di qualità e cashmere di scarsa qualità.
Non tutto il cashmere vergine è uguale
Il cashmere vergine viene prodotto partendo dalla fibra ottenuta dal sottovello della capra cashmere.
È una fibra straordinariamente fine, morbida e isolante che, quando è di buona qualità e viene lavorata correttamente, permette di produrre filati e capi di maglieria eccezionali.
Ma bisogna ricordare una cosa molto importante:
la scritta "100% cashmere" indica la composizione, non la qualità.
Due maglioni possono riportare entrambi sull'etichetta "100% cashmere" ed essere completamente diversi.
La qualità della fibra dipende da diversi fattori, tra cui la finezza, la lunghezza, l'uniformità e la selezione della materia prima.
A questi si aggiunge tutto ciò che avviene successivamente.
La qualità della filatura, la tintura, il titolo del filato, il numero di fili utilizzati, la finezza della macchina, la costruzione della maglia e il trattamento finale contribuiscono tutti al risultato.
Per questo esistono cashmere vergini di altissimo livello e cashmere vergini decisamente più commerciali.
Dire semplicemente "è cashmere vergine" non è sufficiente per stabilire la qualità di un capo.
E il cashmere riciclato?
Lo stesso vale per il cashmere riciclato.
Anche in questo caso tutto parte dalla qualità della materia prima e dalla sua selezione.
Il cashmere riciclato viene ottenuto recuperando materiale contenente cashmere, selezionandolo e lavorandolo per riportarlo nuovamente allo stato di fibra.
Quella fibra può quindi essere utilizzata per produrre un nuovo filato e, successivamente, un nuovo capo.
La qualità del risultato dipende dalla qualità del materiale di partenza, dalla selezione, dalla conoscenza delle fibre e dal modo in cui viene effettuato tutto il processo di rigenerazione e filatura.
Un cashmere riciclato di qualità può essere estremamente morbido, caldo, piacevole al tatto e bellissimo da indossare.
Avrà caratteristiche differenti da un cashmere vergine, ma questo non lo rende automaticamente inferiore.
È semplicemente un altro modo di utilizzare il cashmere.
Il cashmere riciclato non è un "cashmere di serie B"
Questo è probabilmente uno dei concetti ai quali teniamo maggiormente.
Considerare automaticamente il cashmere riciclato come una versione economica o di qualità inferiore del cashmere vergine è una semplificazione.
Esistono cashmere riciclati eccellenti ed esistono cashmere vergini mediocri.
Ancora una volta, tutto dipende dalla materia prima e da come viene lavorata.
Nel cashmere riciclato entra inoltre in gioco un'altra componente importante: la capacità di recuperare una fibra preziosa e darle una nuova vita.
E quando parliamo di recupero delle fibre tessili, inevitabilmente parliamo di Prato.
A Prato il riciclo tessile non è una moda recente
Oggi si parla moltissimo di economia circolare, recupero delle materie prime e sostenibilità.
Nel distretto tessile di Prato queste pratiche esistono da generazioni.
La selezione degli indumenti e degli scarti tessili, la divisione per composizione e colore, il recupero delle fibre e la loro trasformazione in nuova materia prima fanno parte della storia industriale del nostro territorio.
Dietro questi processi esistono competenze che non si imparano semplicemente acquistando una macchina.
Servono esperienza, conoscenza delle fibre e capacità di riconoscere e selezionare correttamente i materiali.
Per questo per noi il cashmere riciclato non rappresenta soltanto un'alternativa al cashmere vergine.
Rappresenta anche una parte della cultura tessile dalla quale proveniamo.
Quindi, cashmere vergine o riciclato?
Entrambi.
Li utilizziamo entrambi e crediamo in entrambi.
Possiamo scegliere il cashmere vergine quando desideriamo determinate caratteristiche e il cashmere riciclato quando ne cerchiamo altre.
Possiamo preferire la mano di uno oppure dell'altro.
Possiamo scegliere in funzione del capo, del progetto, del prezzo, del posizionamento della collezione o della filosofia del brand.
Ma non esiste una regola secondo la quale vergine significa automaticamente "migliore" e riciclato significa "peggiore".
Per noi la domanda fondamentale rimane:
è un buon cashmere?
Seconda domanda: da dove proviene il cashmere?
Anche questa domanda ci viene fatta molto frequentemente.
E qui bisogna distinguere almeno tre cose:
la provenienza della fibra, il luogo in cui viene prodotto il filato e il luogo in cui viene realizzato il capo.
Sono tre cose diverse.
Da dove proviene la fibra di cashmere?
La fibra di cashmere proviene dal sottovello della capra cashmere.
Questi animali vivono soprattutto in alcune zone dell'Asia caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente rigide.
Le principali aree di produzione della fibra si trovano in Cina e Mongolia, oltre ad altre zone dell'Asia centrale.
Per proteggersi dagli inverni estremamente freddi, le capre sviluppano sotto il pelo esterno più lungo e grossolano un sottovello molto fine, morbido e isolante.
È proprio questa fibra finissima che ci interessa.
Dopo la raccolta, la materia prima deve essere selezionata, pulita e separata dai peli più grossolani. Solo una parte del materiale raccolto diventerà quindi la fibra utilizzata per produrre il filato di cashmere.
Quindi il cashmere italiano non esiste?
Dipende da cosa intendiamo con questa espressione.
Se parliamo dell'origine della fibra, il cashmere utilizzato dall'industria italiana proviene principalmente dall'Asia.
Ma questo non significa affatto che non possa esistere un filato di cashmere prodotto in Italia o, naturalmente, un maglione in cashmere Made in Italy.
Ed è proprio qui che spesso nasce la confusione.
Una cosa è l'origine della materia prima.
Un'altra è dove e come quella materia prima viene trasformata.
Dalla fibra asiatica al filato italiano
Una fibra di cashmere proveniente dalla Mongolia o dalla Cina può essere acquistata, selezionata e successivamente trasformata in Italia da una filatura italiana.
La filatura è una fase fondamentale.
Non basta infatti avere a disposizione una buona fibra per ottenere automaticamente un grande filato.
Servono conoscenza della materia prima, esperienza, tecnologia, capacità di selezione, preparazione, miscelazione, filatura, tintura e controllo della qualità.
L'Italia possiede alcune delle filature di cashmere più prestigiose e specializzate al mondo.
Ed è proprio a queste realtà che ci affidiamo per le nostre produzioni in cashmere vergine.
I filati in cashmere vergine che utilizziamo
Per le nostre produzioni di maglieria in cashmere vergine utilizziamo filati prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.
La scelta del filato viene fatta in funzione del capo che dobbiamo realizzare.
Non esiste infatti un unico filato ideale per tutto.
Un maglione corposo realizzato su una determinata finezza, un capo leggerissimo prodotto su una macchina di alta finezza, una sciarpa, uno scialle o un capo seamless possono richiedere filati con caratteristiche differenti.
Per noi scegliere il filato significa quindi partire dal risultato che vogliamo ottenere.
E il nostro cashmere riciclato?
Nel caso del cashmere riciclato il nostro rapporto con il filato è ancora più diretto.
Il cashmere riciclato che utilizziamo viene prodotto da noi, in collaborazione con un nostro partner specializzato del distretto tessile di Prato.
Questo ci permette di seguire direttamente la scelta della materia prima e la realizzazione del filato che utilizzeremo successivamente nelle nostre collezioni e nelle produzioni per i nostri clienti.
Ed è significativo che questo avvenga proprio a Prato.
Perché qui la rigenerazione delle fibre non è semplicemente una tecnica produttiva.
È parte della nostra storia industriale.
E infine c'è la maglieria
A questo punto abbiamo la fibra e abbiamo il filato.
Ma manca ancora un passaggio fondamentale: trasformare quel filato in un capo di maglieria.
Ed è qui che entra in gioco il nostro lavoro.
La scelta della finezza, la programmazione delle macchine, la costruzione del punto, le tensioni, la tessitura, la confezione quando necessaria, il trattamento, il lavaggio, la follatura, lo stiro e il controllo finale possono modificare profondamente il risultato.
Lo stesso filato, lavorato in due modi differenti, può dare origine a due maglie con una mano e un aspetto completamente diversi.
Per questo la qualità di un maglione in cashmere non può essere spiegata soltanto leggendo la composizione sull'etichetta.
Dietro un buon capo esiste un'intera filiera.
Fibra, filato e maglia: tre origini diverse
Possiamo quindi riassumere il percorso in modo molto semplice.
La fibra di cashmere nasce principalmente in Asia.
I filati in cashmere vergine che utilizziamo vengono prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.
Il nostro filato in cashmere riciclato viene prodotto da noi in collaborazione con un partner specializzato di Prato.
La nostra maglieria viene realizzata in Italia.
Sono passaggi diversi della stessa storia.
Ed è importante conoscerli, perché quando acquistiamo o sviluppiamo un prodotto in cashmere non stiamo acquistando semplicemente una fibra.
Stiamo acquistando il risultato di una lunga catena di competenze.
Alla fine, qual è il cashmere migliore?
Torniamo quindi alla domanda dalla quale siamo partiti.
Cashmere vergine o cashmere riciclato?
Entrambi.
Purché la materia prima sia buona.
Purché il filato sia fatto bene.
Purché venga scelta la lavorazione corretta.
E purché chi trasforma quel filato in una maglia sappia davvero cosa sta facendo.
Perché la qualità del cashmere non nasce da una sola parola scritta sull'etichetta.
Nasce dalla materia prima, dalla conoscenza e dall'esperienza di tutte le persone che la trasformano.
Un campione di maglieria non serve per verificare se la taglia è perfetta. Serve per verificare la qualità del prodotto. La vestibilità si personalizza successivamente.
Molti dei nostri nuovi clienti stanno sviluppando la loro prima collezione di maglieria.
È normale quindi che, quando ricevono il primo campione, la prima osservazione sia:
"È un po' piccolo..."
oppure
"Mi aspettavo che fosse più lungo."
La risposta è quasi sempre la stessa:
Perfetto. Se lo desideri possiamo modificarlo.
Ed è proprio questo il punto che spesso genera confusione.
Un campione non è un prodotto definitivo
Quando realizziamo il primo campione di un modello, il nostro obiettivo non è produrre il capo nella taglia perfetta per il cliente finale.
Lo scopo del campione è verificare che il progetto sia corretto.
Per questo motivo i campioni vengono normalmente realizzati nelle taglie standard:
Donna: taglia S
Uomo: taglia L
Sono taglie di riferimento utilizzate dall'industria della maglieria.
Non rappresentano una scelta definitiva.
Servono semplicemente come base di partenza.
La vestibilità si costruisce insieme
Una delle grandi differenze tra la maglieria e altri prodotti confezionati è che praticamente ogni misura può essere modificata.
Possiamo intervenire su qualsiasi dettaglio.
Ad esempio:
aumentare o diminuire la lunghezza totale;
allungare o accorciare le maniche;
modificare la larghezza del busto;
rendere il capo più aderente (Slim Fit);
renderlo più morbido (Regular Fit);
creare una vestibilità oversize;
modificare l'apertura del collo;
aumentare l'altezza del collo alto;
cambiare l'ampiezza delle spalle;
modificare la profondità dello scalfo;
cambiare la larghezza del fondo;
modificare la forma del fianco;
adattare completamente il modello alle misure desiderate.
In altre parole:
non esiste una sola vestibilità possibile.
La vestibilità viene progettata in funzione del marchio, del cliente finale e dello stile della collezione.
Cosa bisogna guardare davvero in un campione?
Quando ricevete il primo campione, vi consigliamo di concentrarvi soprattutto su aspetti che non dipendono dalle misure.
1. La mano del filato
Come si percepisce al tatto?
È morbido?
È compatto?
Ha il livello di sofficità che cercavate?
La sensazione al tatto è una delle caratteristiche più importanti di un capo in cashmere o lana.
2. La qualità della lavorazione
Osservate il capo con attenzione.
Le maglie sono regolari?
La tensione della lavorazione è uniforme?
Il punto è pulito?
Il tessuto cade bene?
Questi aspetti raccontano la qualità della produzione molto più delle misure.
3. La confezione
Guardate come il capo è stato assemblato.
Le cuciture sono dritte?
Le spalle sono perfettamente allineate?
I fianchi combaciano?
I rimagli sono regolari?
Può sembrare banale, ma basta osservare alcuni capi presenti sul mercato per accorgersi che non sempre è così.
Capita di vedere maglie con cuciture laterali storte, spalle disallineate o assemblaggi poco accurati.
Una buona confezione è uno degli elementi che distinguono un prodotto di qualità.
4. Il modello
Il modello è quello che avevate immaginato?
Le proporzioni funzionano?
Le coste sono della giusta altezza?
Il collo ha il carattere desiderato?
Le finiture sono corrette?
Il design convince?
Questi sono gli aspetti progettuali da verificare nel primo prototipo.
E le misure?
Le misure vengono normalmente definite dopo aver approvato il modello.
È una fase completamente diversa.
Una volta stabilito che il capo piace per qualità, mano e costruzione, si procede ad adattarlo alle esigenze del marchio.
Si definiscono quindi:
lunghezze;
larghezze;
vestibilità;
sviluppo taglie;
grading;
eventuali modifiche estetiche.
Solo a questo punto nasce il capo definitivo.
Ogni marchio ha la propria vestibilità
Pensate ai vostri marchi preferiti.
Ci sono brand che vestono molto aderenti.
Altri hanno una vestibilità più morbida.
Altri ancora propongono capi oversize.
Nessuno di questi è "giusto" o "sbagliato".
Sono semplicemente scelte stilistiche.
Il nostro compito come produttori è trasformare queste scelte in un prodotto reale.
Il vantaggio della produzione su misura
Uno dei principali vantaggi della produzione Made in Italy è proprio questo.
Non siete costretti ad adattarvi a un modello già esistente.
È il modello che viene adattato alle vostre esigenze.
Ogni misura può essere modificata fino a ottenere la vestibilità desiderata.
Per questo motivo non bisogna preoccuparsi se il primo campione risulta leggermente più corto, più lungo, più aderente o più ampio rispetto a quanto immaginato.
Fa parte del normale processo di sviluppo.
Il nostro consiglio
Quando ricevete il primo campione, non chiedetevi soltanto:
"Mi sta bene?"
Provate invece a chiedervi:
il filato mi piace?
la mano è quella che cercavo?
il capo trasmette qualità?
la confezione è eseguita correttamente?
il modello rappresenta il mio marchio?
Se la risposta è sì, allora siete già molto vicini al prodotto finale.
Le misure si modificano.
La qualità della produzione, invece, è ciò che fa davvero la differenza.
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