Dietro ogni capo di maglieria ci sono persone, non soltanto macchine

Dietro ogni capo di maglieria ci sono persone, non soltanto macchine

Dietro ogni capo di maglieria ci sono persone, non soltanto macchine

Dalla richiesta del cliente alla realizzazione del prodotto: scopriamo le figure professionali che rendono possibile la produzione di maglieria Made in Italy.

Quando si parla di produzione di maglieria, si pensa spesso alle macchine, ai filati e alle lavorazioni. Oggi, in particolare, le moderne macchine elettroniche come le Shima Seiki permettono di realizzare capi estremamente sofisticati, con strutture, dettagli e tecniche di lavorazione che fino a qualche decennio fa sarebbero stati difficili da immaginare.

Ma una macchina, per quanto tecnologicamente avanzata, non crea una collezione da sola.

Dietro ogni maglione, cardigan, sciarpa o accessorio esiste una squadra di professionisti con competenze differenti. Alcuni lavorano direttamente sulle macchine, altri sviluppano i programmi, altri ancora coordinano la produzione o mantengono il rapporto con i clienti.

Vediamo chi sono e cosa fanno.

1. Head of Knitting Operations: chi dirige il laboratorio

È una delle figure centrali di un maglificio.

L'Head of Knitting Operations è il responsabile operativo della produzione di maglieria. Coordina le attività del laboratorio, organizza il lavoro sulle macchine, pianifica le lavorazioni e supervisiona il personale.

Nei laboratori artigianali e nelle piccole e medie imprese italiane, questa figura coincide spesso con uno dei proprietari dell'azienda.

Non si tratta semplicemente di assegnare un lavoro a una macchina. Occorre conoscere profondamente i filati, i punti maglia, le finezze, le possibilità tecniche delle macchine e le problematiche che possono emergere durante la produzione.

Le sue responsabilità comprendono:

  • Organizzare la produzione e distribuire il lavoro sulle macchine.
  • Coordinare programmatori e operatori.
  • Valutare la fattibilità tecnica dei nuovi modelli.
  • Ottimizzare tempi, lavorazioni e utilizzo delle macchine.
  • Risolvere le problematiche produttive.
  • Supervisionare la qualità delle lavorazioni.

È una figura nella quale esperienza, capacità organizzativa e conoscenza tecnica devono convivere.

Perché nella maglieria, anche con le macchine più moderne, l'esperienza continua a fare la differenza.

2. Knitwear Programmer: chi trasforma un modello in un programma

Una macchina elettronica per maglieria non lavora semplicemente premendo un pulsante.

Prima che inizi la produzione, qualcuno deve spiegare alla macchina come realizzare il capo.

Questo è il compito del Knitwear Programmer, il programmatore di maglieria.

Utilizzando software specializzati, come quelli sviluppati da Shima Seiki, il programmatore traduce le caratteristiche tecniche di un modello in istruzioni che la macchina può eseguire.

Deve conoscere le strutture della maglia, il comportamento dei filati, le tecniche di diminuzione e aumento, la costruzione dei capi e le possibilità delle macchine.

Il suo lavoro comprende la creazione e la modifica dei programmi, l'ottimizzazione delle lavorazioni e la collaborazione con il responsabile della produzione durante la messa a punto dei nuovi articoli.

Nelle lavorazioni più complesse, comprese quelle seamless e integral, la programmazione richiede competenze particolarmente elevate.

È un lavoro che unisce conoscenza tessile, logica, precisione e capacità di risolvere problemi.

3. Knitting Machine Operator: chi segue le macchine durante la produzione

Una volta sviluppato e verificato il programma, il lavoro passa alla fase produttiva.

Il Knitting Machine Operator è l'operatore che segue concretamente il funzionamento delle macchine da maglieria.

Si occupa di preparare le macchine, alimentarle con i filati corretti, controllare l'andamento delle lavorazioni e intervenire quando si verificano problemi.

Deve riconoscere eventuali difetti, rotture del filo, irregolarità della maglia o anomalie che potrebbero compromettere la qualità del prodotto.

Un operatore esperto non è semplicemente una persona che sorveglia una macchina: è un professionista capace di riconoscere problemi che un occhio inesperto non noterebbe.

4. Commercial & Product Development Director: il collegamento tra cliente e produzione

Esiste poi una figura che, pur non lavorando direttamente sulle macchine, svolge un ruolo fondamentale nella realizzazione dei prodotti.

È il Commercial & Product Development Director, responsabile dello sviluppo commerciale e del coordinamento dello sviluppo prodotto dal punto di vista del mercato e del cliente.

Nelle aziende di maglieria che lavorano anche per altri marchi, questa figura rappresenta il collegamento tra le richieste del cliente e le possibilità produttive del laboratorio.

È la persona che ascolta le idee, analizza i progetti, comprende gli obiettivi del marchio e collabora con i responsabili tecnici per trasformare quelle richieste in prodotti realizzabili.

Le sue attività comprendono:

  • Gestire i rapporti commerciali con clienti, boutique e marchi.
  • Seguire l'assistenza clienti prima, durante e dopo gli ordini.
  • Raccogliere richieste di personalizzazione e sviluppo di nuovi modelli.
  • Collaborare alla definizione delle nuove collezioni a catalogo.
  • Confrontarsi con la produzione sulla fattibilità dei progetti.
  • Individuare materiali, caratteristiche e soluzioni coerenti con le esigenze del cliente.
  • Coordinare la comunicazione tra cliente e laboratorio durante lo sviluppo e la produzione.

In alcune realtà, questa figura è anche socio dell'azienda, pur non occupandosi della gestione quotidiana delle macchine.

La sua conoscenza del mercato e il contatto diretto con i clienti permettono di portare all'interno del laboratorio informazioni preziose: quali modelli vengono richiesti, quali caratteristiche sono più apprezzate, quali problemi devono essere risolti e quali nuove opportunità possono essere sviluppate.

Un buon prodotto nasce anche dalla capacità di ascoltare chi dovrà venderlo e chi dovrà indossarlo.

5. Quality Control: chi verifica il risultato finale

Prima che un capo raggiunga il cliente, deve essere controllato.

Il controllo qualità, o Quality Control, comprende una serie di verifiche che possono riguardare le dimensioni, la regolarità della maglia, le cuciture, le finiture e l'aspetto generale del prodotto.

In un maglificio, il controllo non dovrebbe essere considerato soltanto un'operazione finale.

La qualità nasce durante l'intero processo produttivo: dalla scelta del filato alla programmazione, dalla lavorazione sulle macchine fino al lavaggio, alla rifinitura e al confezionamento.

Nelle aziende più piccole, il controllo qualità può essere distribuito tra più persone, ciascuna responsabile di verificare il risultato della propria fase di lavorazione.

6. La collaborazione è ciò che trasforma un'idea in un prodotto

Immaginiamo che un cliente desideri sviluppare un nuovo maglione in cashmere per il proprio marchio.

Il percorso potrebbe iniziare con una fotografia, un disegno, un campione fisico o una semplice descrizione.

Il responsabile commerciale raccoglie le informazioni, chiarisce le caratteristiche desiderate e si confronta con il responsabile della produzione.

Quest'ultimo valuta le possibilità tecniche, la struttura del capo e le lavorazioni necessarie.

Il programmatore sviluppa il programma per le macchine elettroniche, mentre gli operatori collaborano alla realizzazione del primo campione.

Il campione viene quindi esaminato, eventualmente modificato e sottoposto al cliente per l'approvazione.

Solo dopo questa fase si passa alla produzione, seguita dai controlli di qualità e dalle operazioni di finitura.

È un processo nel quale ogni figura contribuisce con competenze diverse.

Il commerciale conosce le esigenze del cliente. Il responsabile della produzione conosce le possibilità del laboratorio. Il programmatore traduce il progetto in istruzioni per la macchina. Gli operatori realizzano il capo. Il controllo qualità verifica il risultato.

Nessuna di queste competenze, da sola, è sufficiente.

7. Tecnologia moderna, esperienza italiana

La maglieria italiana ha attraversato una trasformazione tecnologica straordinaria.

Le macchine elettroniche hanno cambiato il modo di progettare e produrre i capi, consentendo lavorazioni sempre più precise e complesse.

Ma la tecnologia non ha eliminato il valore delle persone. Ha trasformato le competenze necessarie.

Oggi un laboratorio moderno ha bisogno tanto della conoscenza tradizionale della maglieria quanto delle capacità di programmazione, organizzazione, sviluppo prodotto e relazione con il mercato.

Nel distretto tessile di Prato, dove operiamo, queste competenze rappresentano un patrimonio costruito attraverso generazioni di esperienza e continuamente aggiornato con le nuove tecnologie.

Il modo di lavorare di Due Toscani

In Due Toscani crediamo che la qualità di un capo nasca dalla collaborazione tra tutte queste professionalità.

Lavoriamo a stretto contatto con i laboratori di produzione, con i programmatori e con le persone che seguono quotidianamente le macchine, mettendo in relazione le loro competenze con le richieste dei nostri clienti.

Il contatto diretto con boutique, rivenditori e marchi private label ci permette di partecipare attivamente allo sviluppo di nuovi modelli, sia per le nostre collezioni sia per i progetti personalizzati.

Non tutte le idee sono immediatamente realizzabili, e non tutte le richieste sono compatibili con i tempi, le quantità o le caratteristiche tecniche della produzione.

Parte del nostro lavoro consiste proprio nello spiegare queste possibilità e questi limiti, proponendo soluzioni concrete.

Perché produrre maglieria di qualità non significa soltanto possedere macchine moderne o acquistare ottimi filati.

Significa avere le persone giuste, con le competenze giuste, capaci di lavorare insieme.

Ed è questo, ancora oggi, uno dei valori più importanti del vero Made in Italy.


Due Toscani — Maglieria e accessori Made in Italy. Cashmere, cashmere riciclato e filati pregiati. Produzione per boutique, rivenditori e marchi private label.

Vuoi creare un brand di maglieria? O scegli i modelli del produttore, o investi nei campioni

Vuoi creare un brand di maglieria? O scegli i modelli del produttore, o investi nei campioni

Creare un brand di maglieria significa creare dei prodotti.

E se vuoi vendere maglieria con il tuo marchio, c'è una prima decisione fondamentale da prendere ancora prima di parlare di prezzi, quantità e produzione:

vuoi partire dai modelli già sviluppati dal produttore oppure vuoi creare dei modelli tuoi?

Sono due strade entrambe valide, ma sono profondamente diverse.

E soprattutto richiedono investimenti diversi.

Due modi completamente diversi di creare una collezione

Se vuoi creare un brand di maglieria, sostanzialmente hai due possibilità.

La prima è utilizzare i modelli già sviluppati dal produttore.

Scegli dal suo catalogo i prodotti che ti interessano e, quando previsto, puoi personalizzarli con le tue etichette, i tuoi cartellini, un ricamo, il tuo logo o altri elementi del tuo brand.

In questo caso gran parte del lavoro di sviluppo è già stato fatto.

Il produttore ha già progettato il capo, sviluppato il programma, realizzato i prototipi, corretto eventuali problemi, definito le lavorazioni e verificato consumi e tempi di produzione.

Tu parti da un prodotto esistente.

La seconda possibilità è completamente diversa:

vuoi creare i tuoi modelli.

Vuoi una determinata vestibilità, un particolare collo, le tue misure, una lavorazione specifica, un certo peso, determinati dettagli e, in generale, un prodotto sviluppato secondo la tua idea.

Ed è qui che inizia realmente lo sviluppo di una collezione private label personalizzata.

Se vuoi creare modelli tuoi, devi quindi mettere in conto fin dall'inizio un investimento fondamentale:

la campionatura.

Perché bisogna pagare i campioni?

Una delle incomprensioni più frequenti quando un nuovo brand si avvicina per la prima volta alla produzione di maglieria riguarda proprio il costo dei campioni.

La domanda, più o meno, è questa:

“Se poi farò la produzione, perché devo pagare il campione?”

Oppure:

“Vorrei sviluppare diversi modelli, vedere i campioni e poi decidere quali produrre.”

Dal punto di vista di chi non conosce il processo produttivo può sembrare ragionevole.

Ma c'è un errore di fondo.

Un campione non è semplicemente un capo. È sviluppo prodotto.

E sviluppare un prodotto richiede tempo, competenze, macchinari, materiali e lavoro.

Un'idea non è ancora un prodotto

Puoi arrivare dal produttore con un disegno, una fotografia, un rendering, una tech pack, un capo di riferimento oppure semplicemente con un'idea.

Ma nessuna di queste cose è ancora un prodotto industrializzato.

Una fotografia di un bel maglione trovata online non è un programma macchina.

Un disegno non stabilisce automaticamente tensioni, densità e consumi.

Un rendering non dice alla macchina come costruire un collo.

Bisogna trasformare quell'idea in qualcosa che possa realmente essere prodotto.

Nel caso della maglieria questo significa prendere numerose decisioni tecniche.

Quale filato utilizzare?

Quale titolo?

Quanti fili?

Quale finezza?

Quale macchina?

Quale punto?

Quale densità?

Quali misure?

Quale vestibilità?

Come costruire collo, fondo e polsi?

Come realizzare diminuzioni e aumenti?

Come costruire la manica?

Come assemblare il capo?

Come dovrà essere lavato e finito?

Una fotografia o un disegno non rispondono automaticamente a tutte queste domande.

Serve il lavoro di persone che conoscono la maglieria e che sappiano trasformare un'idea in un prodotto realmente producibile.

Prima del campione c'è la programmazione

Questa è probabilmente una delle parti meno visibili del processo.

Prima che una macchina elettronica per maglieria possa produrre il capo, qualcuno deve dirle esattamente cosa deve fare.

Le moderne macchine per maglieria sono estremamente sofisticate, ma non guardano una fotografia e producono automaticamente un maglione.

Il modello deve essere programmato.

Bisogna impostare lavorazioni, misure, punti, tensioni, diminuzioni, aumenti, bordi, colli e numerosi altri parametri.

Bisogna inoltre scegliere la macchina e la finezza più adatte al prodotto che si vuole ottenere.

Più il modello è complesso, maggiore può essere il lavoro necessario.

Quando alla fine il cliente riceve il campione vede un maglione.

Quello che non vede sono tutte le ore di lavoro necessarie per arrivare a quel maglione.

Poi bisogna produrre il primo prototipo

Una volta preparato il programma si passa alla macchina.

Ma il fatto che un programma sia stato creato non significa che il primo capo sarà automaticamente perfetto.

Anzi, il primo prototipo serve proprio a verificare cosa succede nella realtà.

Si controllano le misure.

Si verifica la vestibilità.

Si osserva come reagisce il filato.

Si controllano tensioni e densità.

Si valuta la costruzione.

Si verificano eventuali problemi durante la smacchinatura.

E spesso bisogna intervenire nuovamente sul programma.

Campionare significa provare, misurare, correggere e riprovare.

Questo è sviluppo prodotto.

Il capo deve poi essere confezionato e finito

Quando il capo esce dalla macchina il lavoro non è necessariamente terminato.

A seconda della costruzione, deve essere assemblato, rimagliato o cucito.

Poi deve essere lavato e finito.

E il lavaggio, nella maglieria, non è semplicemente una pulizia.

È parte integrante del processo produttivo.

Il filato cambia.

La maglia si assesta.

Le misure possono cambiare.

La mano del capo cambia.

Il prodotto assume il suo aspetto definitivo.

Solo dopo il finissaggio possiamo valutare realmente il risultato.

Seguono stiratura, controllo delle misure e controllo qualità.

Tutto questo viene fatto anche per un singolo campione.

E se il primo campione non è perfetto?

È assolutamente normale.

Il campione esiste proprio per questo.

Il cliente può voler modificare la lunghezza.

Cambiare il collo.

Allargare il corpo.

Stringere una manica.

Modificare il fondo.

Cambiare la vestibilità.

Oppure può essere il produttore stesso a individuare un problema tecnico e suggerire una soluzione differente.

A quel punto si interviene nuovamente sul prodotto e, quando necessario, sul programma.

Questa è la fase di sviluppo.

Il campione non serve a dimostrare che il produttore sa fare un maglione.

Serve a costruire il maglione che dovrà poi essere prodotto in serie.

Perché il campione può costare più del capo in produzione?

Questa è un'altra domanda molto frequente.

Facciamo un esempio puramente indicativo.

Supponiamo che un determinato capo, una volta entrato in produzione, abbia un prezzo di 70 euro.

Il cliente potrebbe chiedersi:

“Perché devo pagare 200 euro per il campione se poi ogni capo costa 70 euro?”

Perché sono due cose completamente diverse.

Nei 70 euro del capo prodotto in serie il lavoro di sviluppo è già stato fatto e il processo viene ripetuto su decine o centinaia di pezzi.

La macchina ha già il programma.

Il modello è stato testato.

La costruzione è stata definita.

I consumi sono conosciuti.

I tempi macchina sono conosciuti.

Le operazioni di confezione sono state definite.

La produzione è stata organizzata.

Nel campione, invece, dobbiamo affrontare il costo di creare tutto questo per la prima volta.

Il valore del campione non è quindi soltanto il filato contenuto nel capo.

È soprattutto il lavoro necessario per arrivarci.

Non stai comprando un maglione da 200 euro

Questo concetto merita di essere molto chiaro.

Quando paghi 200 euro per sviluppare un campione, non stai acquistando un maglione del valore di 200 euro.

Stai pagando un servizio di sviluppo prodotto.

Il capo fisico che ricevi è il risultato visibile di quel servizio.

Dietro ci sono:

  • analisi del modello;
  • studio della costruzione;
  • scelta della soluzione produttiva;
  • programmazione;
  • preparazione della macchina;
  • filato;
  • tempo macchina;
  • eventuali prove;
  • confezione;
  • lavaggio e finissaggio;
  • stiratura;
  • controllo;
  • eventuali correzioni.

Non stai comprando un campione. Stai sviluppando il tuo prodotto.

Il campione è semplicemente la parte di questo lavoro che alla fine puoi mettere sul tavolo, indossare, misurare e valutare.

“Vorrei fare dieci campioni e poi scegliere tre modelli”

Qui arriviamo a uno dei punti più importanti per chi vuole creare un nuovo brand.

È comprensibile voler vedere molti prodotti prima di decidere.

Ma se si tratta di modelli personalizzati da sviluppare appositamente, qualcuno deve sostenere il costo di quello sviluppo.

Se chiedi al produttore di sviluppare dieci modelli diversi, significa che deve analizzare, programmare, campionare e finire dieci prodotti diversi.

Se successivamente decidi di produrne soltanto tre, il lavoro sugli altri sette è comunque stato fatto.

Chiedere al produttore di sviluppare gratuitamente dieci modelli per poi scegliere eventualmente quali produrre significa, in pratica, chiedergli di finanziare lo sviluppo della tua collezione.

Non è questo il ruolo del produttore.

Se vuoi sviluppare dieci modelli personalizzati, devi mettere in conto l'investimento necessario per sviluppare dieci modelli.

Oppure puoi fare una cosa molto più intelligente:

partire da pochi modelli ben scelti.

Svilupparli correttamente.

Testarli.

Produrli.

Venderli.

E successivamente ampliare la collezione.

Creare una collezione significa anche fare delle scelte

Uno degli errori più frequenti dei nuovi brand è voler partire immediatamente con una collezione molto ampia.

Dieci maglie.

Tre cardigan.

Due polo.

Accessori.

Diversi filati.

Molti colori.

Ma ogni variante aumenta complessità, sviluppo e investimento.

Una collezione non diventa automaticamente migliore perché contiene più articoli.

Per un nuovo progetto può essere molto più efficace partire, ad esempio, con tre o quattro modelli forti, sviluppati bene e coerenti tra loro.

Il capitale disponibile può così essere concentrato sulla qualità del prodotto, sulla produzione, sulla comunicazione e sulla vendita.

La collezione potrà crescere successivamente.

E saranno anche le reazioni dei clienti e del mercato ad aiutarti a capire quali prodotti sviluppare in futuro.

Il produttore investe comunque insieme al cliente

C'è anche un altro aspetto che spesso non viene considerato.

Pagare la campionatura non significa necessariamente che il cliente stia sostenendo l'intero costo reale dello sviluppo.

Molto spesso il prezzo richiesto per il campione copre soltanto una parte del lavoro effettivamente svolto.

Il produttore mette a disposizione know-how, esperienza, tecnici, macchinari, organizzazione e tempo con l'obiettivo che quel campione diventi successivamente una produzione.

Anche il produttore, quindi, sta investendo nella collaborazione.

Ma perché questa collaborazione sia sostenibile, l'investimento deve esistere da entrambe le parti.

Il produttore investe il proprio know-how e la propria struttura.

Il brand deve essere disposto a investire nello sviluppo del proprio prodotto.

Il campione protegge anche il cliente

La campionatura non è un costo inventato per complicare il progetto.

È esattamente il contrario.

Serve a ridurre il rischio.

Immaginiamo di produrre direttamente 100 maglioni senza aver prima realizzato e approvato un prototipo.

E poi scopriamo che:

  • il collo è troppo stretto;
  • la maglia è troppo corta;
  • la vestibilità non è quella desiderata;
  • la mano del filato dopo il lavaggio non piace;
  • il peso è eccessivo;
  • la lavorazione non rende come previsto.

A quel punto il problema non riguarda più un campione.

Riguarda 100 capi.

Spendere per sviluppare correttamente un prototipo significa quindi proteggere un investimento molto più importante: quello della produzione.

Il campione serve anche per conoscere il prezzo reale

C'è infine un altro aspetto fondamentale.

Per un modello completamente nuovo, prima di svilupparlo molti dati possono essere soltanto stimati.

Quanto filato consumerà realmente?

Quanto tempo macchina richiederà?

Quanto tempo servirà per confezionarlo?

Quali lavorazioni aggiuntive saranno necessarie?

Come abbiamo spiegato parlando di come si calcola il prezzo di un capo di maglieria, due maglioni dello stesso materiale e dello stesso peso possono avere costi molto diversi.

Solo dopo aver sviluppato il prodotto possiamo conoscere con maggiore precisione consumi e tempi di lavorazione.

Il campione serve quindi anche a trasformare un prezzo ipotetico in un costo industriale reale.

Se non vuoi investire nello sviluppo, esiste un'altra strada

Ed è importante ribadirlo.

Non tutti i brand devono necessariamente sviluppare modelli completamente nuovi.

Se vuoi iniziare con un investimento più contenuto puoi scegliere i modelli già sviluppati dal produttore.

Il prodotto esiste già.

È già stato programmato.

È già stato campionato.

È già stato testato.

Il produttore ne conosce consumi, lavorazioni e costi.

A seconda del servizio offerto, puoi quindi personalizzarlo con le tue etichette, i tuoi cartellini, colori, ricami, logo o altri elementi del tuo brand.

È una soluzione perfettamente valida e, per molti nuovi brand, può essere anche un ottimo modo per iniziare.

Bisogna semplicemente comprendere la differenza:

personalizzare un prodotto esistente e sviluppare un prodotto nuovo non sono lo stesso servizio.

Nel primo caso parti dall'investimento che il produttore ha già fatto per sviluppare quel modello.

Nel secondo caso chiedi al produttore di sviluppare un prodotto appositamente per te.

E quello sviluppo ha un costo.

Il campione non è un costo inutile. È il primo investimento nel tuo prodotto

Se vuoi creare veramente una tua collezione, il campione è il momento in cui l'idea comincia a diventare un prodotto.

Fino a quel momento hai fotografie, disegni, riferimenti, moodboard e idee.

Dopo la campionatura hai qualcosa che puoi toccare.

Puoi indossarlo.

Puoi misurarlo.

Puoi fotografarlo.

Puoi mostrarlo ai buyer.

Puoi presentarlo ai tuoi clienti.

Puoi modificarlo.

Puoi approvarlo.

E soprattutto puoi produrlo.

Per questo un brand che vuole sviluppare prodotti propri deve inserire la campionatura nel proprio budget fin dall'inizio.

Non come un imprevisto.

Non come un costo da cercare di evitare.

Ma come parte dell'investimento necessario per trasformare un'idea in una collezione.

La scelta, in fondo, è semplice:

puoi partire dai modelli che il produttore ha già sviluppato e personalizzarli con il tuo brand.

Oppure:

puoi creare i tuoi modelli e investire nel loro sviluppo.

Entrambe sono strade valide.

Ma se scegli la seconda, devi essere disposto a investire nel prodotto che vuoi creare.

Perché prima di investire nella produzione della tua collezione, devi investire nello sviluppo della tua collezione.

Come si calcola il prezzo di un capo di maglieria? Perché materiale e peso non bastano

Come si calcola il prezzo di un capo di maglieria? Perché materiale e peso non bastano

Una delle domande che riceviamo più frequentemente da nuovi clienti e brand è:

“Quanto costa produrre un maglione in cashmere?”

Oppure:

“Vorrei produrre una felpa in maglia 100% merino extrafine da circa 250–350 grammi. Qual è il prezzo?”

Sono domande assolutamente comprensibili. Il problema è che, con queste sole informazioni, non è possibile calcolare un prezzo di produzione approssimativo, figuriamoci preciso.

Nella maglieria, infatti, il costo di un capo non dipende soltanto dal filato utilizzato e dal suo peso. Due maglioni realizzati con lo stesso filato, dello stesso peso e apparentemente molto simili possono avere costi di produzione sensibilmente diversi.

Vediamo perché.

Il filato è solo il punto di partenza

Naturalmente il filato incide sul prezzo.

Cashmere vergine, cashmere riciclato, merino extrafine, merino/seta o altre fibre hanno costi diversi. Anche all'interno della stessa composizione possono esserci differenze importanti in funzione della qualità, del titolo del filato, del produttore e delle caratteristiche tecniche.

Conoscere composizione e peso indicativo del capo permette quindi di fare una prima valutazione.

Ma non permette ancora di determinarne il costo reale.

Anche il tipo di collo cambia il prezzo

Prendiamo come esempio un semplice maglione in 100% merino extrafine.

Potrebbe essere:

  • girocollo;
  • scollo a V;
  • collo alto;
  • lupetto;
  • polo;
  • polo con zip;
  • collo con bottoni.

Potremmo utilizzare esattamente lo stesso filato e ottenere capi con peso finale molto simile.

Eppure il costo sarebbe diverso.

Perché?

Perché cambiano il numero dei componenti da produrre, i tempi macchina, la programmazione, le operazioni di confezione, le rifiniture e i tempi necessari per assemblare il capo.

Un collo alto non viene costruito come un girocollo. Una polo richiede lavorazioni che un girocollo non ha. Una zip introduce ulteriori materiali e operazioni.

Ogni dettaglio ha un costo industriale.

La costruzione del capo è fondamentale

Non basta nemmeno sapere che si tratta di un “crewneck” o di un “sweater”.

Bisogna conoscere come è costruito.

Ad esempio:

Che vestibilità deve avere? Regular, slim, oversize, boxy?

Che tipo di manica? Classica, raglan, scesa?

Quali sono le misure?

Qual è la lunghezza del capo?

Come sono realizzati fondo e polsi?

Ci sono spacchi, coste, bordi particolari o altri dettagli?

Anche pochi centimetri di differenza nelle dimensioni possono modificare il consumo di filato e i tempi di produzione.

Per questo una fotografia può essere utile per capire l'idea estetica, ma una scheda tecnica o un campione fisico sono molto più importanti per costruire una quotazione reale.

La lavorazione cambia completamente il costo

Un'altra variabile fondamentale è il tipo di punto.

Una maglia rasata, una costa, una maglia inglese, una treccia o una struttura jacquard non richiedono gli stessi tempi di produzione.

Alcune lavorazioni possono essere realizzate velocemente dalla macchina; altre richiedono tempi molto più lunghi.

E nella produzione industriale il tempo macchina è un costo.

Lo stesso vale per la finezza della macchina, il numero di fili utilizzati e la densità della lavorazione.

Dire semplicemente “100% merino, 300 grammi” non ci dice quindi quanto tempo sarà necessario per produrre quel capo.

Il peso del capo si conosce realmente dopo averlo sviluppato

Un altro problema frequente riguarda il peso.

Il cliente può indicare un obiettivo, ad esempio:

“Vorrei un maglione tra 250 e 350 grammi.”

È un'informazione utile, ma rappresenta un'indicazione progettuale, non necessariamente il consumo definitivo.

Quando sviluppiamo il modello dobbiamo stabilire titolo e numero di fili, tensioni, densità, misure e lavorazioni. E in base a questo quale macchina usare, ogni macchina ha una sua finezza che può lavorare.

Solo dopo aver sviluppato e realizzato il prototipo possiamo conoscere con maggiore precisione quanto filato viene realmente utilizzato per quel capo.

Ed è proprio il consumo reale di filato uno degli elementi fondamentali per calcolare il prezzo.

C'è poi il tempo di lavorazione

Due capi da 300 grammi possono utilizzare quantità di materia prima simili ma richiedere tempi macchina completamente differenti.

Se il primo necessita di 20 minuti di lavorazione e il secondo di 50 minuti, evidentemente non possono avere lo stesso costo.

Bisogna inoltre considerare tutte le altre fasi:

programmazione delle macchine, smacchinatura, confezione, rimaglio o assemblaggio quando necessario, lavaggio e finissaggio, stiratura, controllo qualità, applicazione di etichette e cartellini, eventuali ricami o personalizzazioni e confezionamento.

Il prezzo finale nasce dalla somma di tutte queste operazioni.

Perché il campione è così importante

Ecco perché, quando dobbiamo sviluppare un nuovo modello per un cliente, il campione non serve semplicemente a mostrare come sarà il prodotto finale.

È una vera fase di sviluppo industriale.

Partendo dal disegno, dalla scheda tecnica o dal campione di riferimento del cliente dobbiamo sviluppare il programma per le nostre macchine, scegliere la costruzione più adatta, realizzare il primo prototipo, verificarne misure e vestibilità, controllare la lavorazione e il comportamento del filato.

Ed è proprio durante questo processo che possiamo rilevare dati fondamentali come:

consumo effettivo di filato + tempo macchina + tempi di confezione e finissaggio + altre lavorazioni = costo reale di produzione.

Per questo il prototipo permette non soltanto al cliente di vedere e toccare il prodotto, ma anche al produttore di costruire una quotazione precisa e sostenibile.

“Ma almeno un prezzo indicativo?”

In alcuni casi sì.

Se il modello è molto simile a un articolo che abbiamo già prodotto, possiamo utilizzare la nostra esperienza e i dati delle produzioni precedenti per fornire una fascia di prezzo orientativa.

Ma bisogna distinguere chiaramente tra una stima e una quotazione definitiva.

Dire che “un maglione in merino costa X” senza conoscere costruzione, misure e lavorazione può sembrare semplice e veloce, ma rischia di creare problemi successivamente.

Preferiamo essere trasparenti fin dall'inizio.

Cosa ci serve per fare una prima valutazione?

Più informazioni riceviamo, più possiamo essere precisi.

Idealmente chiediamo al cliente di inviarci:

  • fotografia, disegno o rendering del modello;
  • scheda tecnica, se disponibile;
  • misure o size chart;
  • composizione desiderata;
  • tipo di lavorazione;
  • vestibilità;
  • dettagli di collo, polsi e fondo;
  • eventuali zip, bottoni, ricami o personalizzazioni;
  • quantità prevista;
  • numero di colori;
  • eventuale campione fisico di riferimento.

Non è necessario avere tutto perfettamente definito per contattarci.

Possiamo aiutare il cliente anche nello sviluppo del prodotto.

È però importante comprendere che più generica è la richiesta, più indicativo sarà necessariamente il prezzo.

Una maglia non è una commodity

Questo è forse il concetto più importante.

Un capo di maglieria Made in Italy non è semplicemente una certa quantità di cashmere o merino trasformata in un maglione.

Dietro ogni capo ci sono progettazione, programmazione, tecnologia, esperienza, tempi macchina, lavoro manuale, finissaggio e controllo.

Ed è proprio l'insieme di questi elementi a determinare il costo.

Per questo due prodotti che in una descrizione commerciale sembrano identici — ad esempio “maglione unisex 100% merino extrafine, 300 grammi” — possono in realtà essere prodotti molto diversi e avere prezzi altrettanto diversi.

Vuoi creare il tuo brand? Ci sono due strade diverse

Chi vuole vendere maglieria con il proprio marchio deve innanzitutto capire quale tipo di progetto vuole realizzare.

La prima possibilità è partire dai modelli già sviluppati dal produttore.

In questo caso il produttore ha già realizzato il lavoro di sviluppo: il modello esiste, è stato programmato, campionato, testato e prodotto. Il cliente può scegliere gli articoli dal catalogo e, in base alle possibilità offerte dal produttore, personalizzarli con le proprie etichette, i propri cartellini, un ricamo, il proprio logo o altri elementi identificativi del brand.

È la soluzione più semplice per chi vuole creare una propria collezione senza affrontare da subito tutti i costi di sviluppo di nuovi modelli.

La seconda possibilità è completamente diversa:

sviluppare e produrre i propri modelli.

In questo caso non stiamo più acquistando semplicemente un prodotto esistente e personalizzandolo. Stiamo creando un prodotto nuovo.

E creare un prodotto nuovo richiede un investimento.

Bisogna decidere quali modelli si vogliono realmente produrre, definire caratteristiche, misure, vestibilità, filati, lavorazioni e dettagli e quindi investire nella realizzazione dei campioni.

Non è realistico chiedere al produttore di sviluppare numerosi modelli diversi per poi decidere successivamente quali eventualmente produrre.

Ogni campione richiede lavoro: analisi del modello, programmazione, prove, filato, tempo macchina, confezione, lavaggio, finissaggio, controllo e, spesso, successive modifiche.

Il campione non è un capo acquistato in anticipo. È parte dell'investimento necessario per sviluppare un prodotto proprio.

Per questo, prima di iniziare una collezione private label realmente personalizzata, il brand deve fare una scelta: individuare i modelli sui quali vuole investire e iniziare da quelli.

È una differenza fondamentale tra scegliere un prodotto già sviluppato e metterci il proprio brand e creare veramente il proprio prodotto.

Su questo argomento torneremo in un articolo dedicato, perché capire perché la campionatura ha un costo e perché rappresenta un investimento, non una spesa inutile, è fondamentale per chiunque voglia costruire seriamente una propria collezione di maglieria.

Dal progetto al prezzo

Quando un brand ci contatta per sviluppare un nuovo prodotto, il nostro obiettivo non è semplicemente rispondere con un numero.

Vogliamo capire che cosa deve essere realmente prodotto.

Possiamo partire da un'idea, da una fotografia, da un disegno, da una scheda tecnica oppure da un capo esistente. Analizziamo insieme al cliente materiali, costruzione, lavorazioni e dettagli e sviluppiamo il prototipo.

A quel punto possiamo calcolare il consumo reale, i tempi di produzione e tutte le lavorazioni necessarie.

E trasformare un'idea in qualcosa di molto più concreto:

un prodotto industrializzabile, un campione reale e un prezzo reale.

Perché nella maglieria professionale il prezzo non si indovina.

Si costruisce insieme al prodotto.

Il cashmere Made in Italy e le nozze con i fichi secchi

Il cashmere Made in Italy e le nozze con i fichi secchi

Quando si vuole un prodotto premium senza voler investire in un prodotto premium

C'è un vecchio modo di dire italiano che descrive perfettamente alcune situazioni che incontriamo nel nostro lavoro:

“Voler fare le nozze con i fichi secchi.”

Significa voler organizzare qualcosa di importante senza mettere a disposizione le risorse necessarie per farlo.

Nel mondo della moda e della maglieria accade più spesso di quanto si possa immaginare.

Si cerca un produttore italiano.

Si vuole cashmere, merino extrafine o altre fibre pregiate.

Si chiede un prodotto interamente Made in Italy.

Si desiderano piccole quantità, attenzione al dettaglio, disponibilità, consulenza, sviluppo di nuovi modelli, personalizzazioni e magari anche la possibilità di modificare più volte il prodotto prima della produzione.

Tutto assolutamente legittimo.

Il problema nasce quando, alla fine di questa lista, arriva un'altra richiesta:

“Però dobbiamo mantenere il prezzo molto basso.”

E ancora di più quando non si vuole investire nemmeno nella fase di sviluppo e campionatura.

A quel punto c'è una contraddizione.

Non perché il produttore italiano non voglia essere competitivo.

Ma perché non si può chiedere un prodotto premium eliminando tutti i costi che rendono quel prodotto premium.

Un maglione non è semplicemente un maglione

Guardando una fotografia, due maglioni possono sembrare prodotti simili.

Uno può essere realizzato in fibra sintetica, prodotto in enormi quantità in una fabbrica dall'altra parte del mondo.

L'altro può essere realizzato in cashmere o merino extrafine, prodotto in Italia in quantità relativamente piccole, utilizzando personale specializzato e seguendo direttamente tutte le fasi della lavorazione.

Entrambi sono maglioni.

Ma economicamente e produttivamente sono due prodotti completamente diversi.

È un po' come confrontare un'automobile prodotta in milioni di esemplari con una vettura costruita in piccola serie.

La funzione di base può essere la stessa.

Il prodotto no.

Cosa c'è dietro un capo Made in Italy

Quando acquistate un capo di maglieria italiano non state acquistando soltanto filato e minuti di funzionamento di una macchina.

Dietro quel capo ci sono competenze che spesso non si vedono.

C'è la scelta del filato.

C'è qualcuno che deve interpretare il modello.

C'è la programmazione della macchina da maglieria.

Ci sono le prove.

C'è la smacchinatura.

Ci sono assemblaggio e finiture, quando necessari.

Ci sono lavaggio e follatura.

Ci sono controllo delle misure e controllo qualità.

E soprattutto ci sono persone che hanno impiegato anni, spesso decenni, per imparare a fare bene questo mestiere.

Il Made in Italy non è semplicemente un'etichetta cucita dentro un maglione.

È una filiera.

“Potete farmi prima un campione?”

Naturalmente.

Anzi, quando sviluppiamo un nuovo modello, il campione è una parte fondamentale del lavoro.

Ma c'è un equivoco che vale la pena chiarire.

Un campione non è un regalo del produttore.

Per realizzare il primo prototipo bisogna studiare il modello, programmare la macchina, preparare la lavorazione, utilizzare il filato, produrre il capo, rifinirlo, lavarlo, controllarlo e spesso modificarlo.

Per produrre 100 pezzi dello stesso modello si esegue una volta gran parte del lavoro di preparazione.

Per produrre un solo campione, quel lavoro deve essere fatto comunque.

Ed è proprio per questo che il primo capo può avere un costo apparentemente elevato rispetto al prezzo unitario della produzione successiva.

Non state pagando semplicemente “un maglione”.

State pagando lo sviluppo di un prodotto.

Chi deve sostenere il rischio?

Qui arriviamo a un punto importante, soprattutto per i nuovi brand.

Comprendiamo perfettamente la necessità di contenere l'investimento iniziale.

Un nuovo marchio non sa ancora quanto venderà.

Vuole testare il mercato.

Vuole ridurre il rischio.

È assolutamente comprensibile.

Ma ridurre il proprio rischio non può significare semplicemente trasferirlo al produttore.

Se chiedete a un'azienda di sviluppare gratuitamente i vostri modelli, realizzare campioni senza costi e produrre quantità molto piccole mantenendo prezzi da grande produzione industriale, qualcuno quell'investimento deve comunque sostenerlo.

E quel qualcuno diventa il produttore.

Una collaborazione sana deve invece essere sostenibile per entrambe le parti.

Piccole quantità? Sì. Ma con una strategia diversa

Questo non significa che un piccolo brand debba necessariamente investire subito decine di migliaia di euro.

Esistono altre strade.

Per esempio, si può iniziare acquistando prodotti già sviluppati e disponibili a stock.

Si possono testare materiali, colori e vestibilità.

Si può partire con pochi articoli ben selezionati invece di sviluppare immediatamente un'intera collezione.

Si può verificare la risposta del mercato e, successivamente, investire nello sviluppo di modelli esclusivi.

È una strategia che spesso consigliamo anche ai nostri clienti più piccoli.

Prima testiamo il mercato. Poi costruiamo la collezione.

Questo permette di ridurre il rischio senza chiedere al produttore di lavorare gratuitamente.

Il problema non è cercare un prezzo migliore

Negoziare fa parte del commercio.

Confrontare diversi produttori è corretto.

Cercare di ottimizzare i costi è intelligente.

Il problema nasce quando si confrontano prodotti che appartengono a categorie completamente diverse.

Se il principale criterio di acquisto è il prezzo più basso possibile, esistono filiere produttive perfettamente organizzate per soddisfare questa esigenza.

E non c'è niente di sbagliato.

Ma se si cercano cashmere e fibre pregiate, produzione italiana, piccole quantità, sviluppo personalizzato, assistenza diretta e qualità elevata, il prezzo non può essere quello di un capo sintetico prodotto in enormi quantità.

Non è una questione di essere cari o economici.

È una questione di scegliere che cosa si vuole acquistare.

Prima del prezzo, facciamoci una domanda

Quando valutiamo un'offerta, la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Quanto costa?”

Dovremmo chiederci:

“Che cosa sto ricevendo per quel prezzo?”

Quale filato?

Dove viene prodotto?

In quali quantità?

Con quale livello di lavorazione?

Chi sviluppa il prodotto?

Quale assistenza ricevo?

Posso parlare direttamente con chi produce?

Posso sviluppare in futuro i miei modelli?

Quanto vale per il mio brand poter dichiarare realmente Made in Italy?

Solo dopo aver risposto a queste domande ha senso confrontare due prezzi.

Le nozze si possono fare. Ma non con i fichi secchi.

Noi crediamo nella produzione italiana.

Crediamo nel cashmere, nelle fibre naturali pregiate e nel patrimonio di competenze del nostro distretto tessile.

Crediamo anche nei piccoli brand e nei nuovi progetti.

Molti possono crescere, e siamo felici di accompagnarli in questo percorso.

Ma crediamo soprattutto nelle collaborazioni costruite sulla chiarezza.

Possiamo studiare insieme come contenere l'investimento.

Possiamo partire da prodotti già disponibili.

Possiamo sviluppare gradualmente una collezione.

Possiamo scegliere materiali e lavorazioni coerenti con il budget.

Possiamo trovare molte soluzioni.

Quello che non possiamo fare è promettere un prodotto premium al costo di un prodotto che premium non è.

Perché qualità, competenza, servizio e Made in Italy hanno un costo.

Ma soprattutto hanno un valore.

E sono due cose molto diverse.

Fornitore Italiano di Cashmere per Boutique: Come Scegliere il Partner Giusto

Fornitore Italiano di Cashmere per Boutique: Come Scegliere il Partner Giusto

Per una boutique, scegliere un fornitore italiano di cashmere non significa semplicemente trovare prodotti di qualità da inserire nella propria collezione. Significa trovare un partner capace di garantire continuità, qualità dei materiali, flessibilità nelle quantità e, soprattutto, un prodotto coerente con il posizionamento del negozio.

Il cashmere Made in Italy continua a rappresentare un valore importante per boutique, concept store e retailer indipendenti di tutto il mondo. Ma non tutti i fornitori lavorano allo stesso modo e, prima di iniziare una collaborazione, è importante capire esattamente chi produce, dove produce e quali servizi può offrire.

Perché scegliere un fornitore italiano di cashmere

L'Italia possiede una delle filiere tessili e manifatturiere più importanti al mondo. All'interno di questa tradizione, Prato rappresenta uno dei principali distretti tessili europei, con una rete di filature, maglifici, tintorie, rifinizioni e aziende specializzate che permette di seguire l'intero processo produttivo.

Per una boutique internazionale, lavorare direttamente con un produttore italiano significa poter offrire ai propri clienti non soltanto un capo in cashmere, ma un prodotto con una storia, un'origine e una competenza manifatturiera riconoscibili.

Il Made in Italy, tuttavia, deve essere reale e verificabile. Per questo è importante chiedere sempre al proprio fornitore dove vengono effettivamente realizzati i capi e quali fasi della produzione vengono eseguite in Italia.

Cashmere vergine o cashmere riciclato?

Una delle prime decisioni riguarda il materiale.

Non esiste una risposta assoluta alla domanda su quale sia migliore tra cashmere vergine e cashmere riciclato: sono due materiali differenti, entrambi interessanti quando vengono utilizzati correttamente.

Il cashmere vergine è particolarmente indicato per collezioni premium e luxury, dove vengono ricercate estrema morbidezza, leggerezza e raffinatezza.

Il cashmere riciclato permette invece di creare prodotti con caratteristiche e posizionamento differenti, recuperando fibre di cashmere e riportandole all'interno di un nuovo ciclo produttivo.

In Due Toscani utilizziamo entrambe le tipologie. Per il cashmere riciclato utilizziamo filato che facciamo produrre da un nostro partner del distretto di Prato certificato GRS. La certificazione riguarda il filato prodotto dal partner certificato; non presentiamo invece il capo finito Due Toscani come certificato GRS, poiché la nostra intera filiera di lavorazione non è certificata GRS.

Per un buyer questa distinzione è importante: quando un fornitore parla di materiali certificati, è sempre opportuno chiedere che cosa sia effettivamente certificato: la fibra, il filato, il processo o il capo finito.

Stock Service o produzione dedicata?

Una boutique può avere esigenze molto diverse da quelle di un grande brand.

Un negozio indipendente potrebbe voler iniziare acquistando pochi pezzi per verificare la risposta dei propri clienti. Un'altra boutique potrebbe invece voler sviluppare colori o modelli specifici. Un brand potrebbe voler realizzare un'intera collezione private label.

Per questo è importante distinguere fra due servizi.

Stock Service

Lo stock service permette di acquistare prodotti già disponibili senza dover avviare una nuova produzione.

È particolarmente interessante per:

  • boutique indipendenti;
  • concept store;
  • nuovi negozi online;
  • retailer che vogliono testare il cashmere;
  • clienti che necessitano di riassortimenti veloci.

Due Toscani dispone di uno stock service composto principalmente da accessori e alcuni modelli basici di maglieria in cashmere, con disponibilità che varia in base al momento.

Per gli articoli disponibili a magazzino è possibile acquistare anche quantità molto ridotte, persino un singolo capo per verificare direttamente qualità, mano e vestibilità.

Produzione per boutique e brand

Quando invece si desiderano colori, quantità o modelli specifici, si passa alla produzione.

Due Toscani realizza maglieria e accessori in:

  • cashmere vergine;
  • cashmere riciclato;
  • merinos extrafine;
  • merinos/seta.

Possiamo produrre utilizzando modelli della nostra collezione oppure sviluppare prodotti partendo dalle indicazioni, fotografie, campioni o specifiche del cliente.

Per le produzioni dedicate il nostro MOQ è generalmente di 50 pezzi per modello, permettendo così anche a boutique e piccoli brand di costruire collezioni relativamente contenute.

Private Label: quando la boutique vuole creare il proprio marchio

Sempre più boutique non vogliono limitarsi a rivendere marchi esistenti.

Una parte della clientela desidera creare una piccola collezione esclusiva con il proprio nome, sviluppando prodotti che non siano disponibili nei negozi concorrenti.

In questo caso il private label Made in Italy diventa particolarmente interessante.

Due Toscani può sviluppare modelli partendo da:

  • fotografie;
  • disegni;
  • schede tecniche;
  • campioni esistenti;
  • modifiche a nostri modelli.

È possibile intervenire su vestibilità, lunghezze, colli, proporzioni, colori e altri elementi del capo compatibilmente con la tecnica di lavorazione.

Le etichette e i cartellini personalizzati vengono forniti dal cliente e applicati durante la produzione.

Questo permette alla boutique di presentare al pubblico una propria linea di maglieria realizzata in Italia nel distretto tessile di Prato.

La tecnologia conta quanto il materiale

Quando si sceglie un produttore di cashmere è naturale concentrarsi sul filato, ma anche la tecnologia produttiva è fondamentale.

Due Toscani lavora con macchine elettroniche Shima Seiki, comprese tecnologie per la produzione di capi integrali e seamless.

Questo permette di realizzare differenti strutture e tipologie di maglieria, dalle lavorazioni più classiche a quelle più evolute, mantenendo controllo sulla costruzione del capo.

La qualità di un maglione, infatti, non dipende solamente dal prezzo del filato. Dipende dall'insieme di numerosi elementi: titolo del filato, finezza della macchina, programmazione, tensione di lavorazione, confezione, trattamento, lavaggio, follatura e finissaggio.

Cosa dovrebbe chiedere una boutique al proprio fornitore di cashmere?

Prima di iniziare una collaborazione B2B consigliamo sempre di chiarire alcuni punti fondamentali:

Dove viene prodotto il capo?
“Designed in Italy” e “Made in Italy” non significano la stessa cosa.

Qual è la composizione esatta?
Il termine cashmere può essere utilizzato per prodotti con composizioni molto differenti.

Qual è il MOQ?
È fondamentale distinguere il minimo richiesto per una nuova produzione dalle quantità acquistabili dallo stock disponibile.

È possibile acquistare un campione?
Prima di effettuare un ordine importante è sempre consigliabile verificare personalmente qualità e vestibilità.

Il produttore realizza private label?
Se l'obiettivo futuro è creare una propria collezione, è meglio scegliere fin dall'inizio un partner in grado di accompagnarne lo sviluppo.

Quali sono i tempi di produzione?
Il cashmere è fortemente stagionale. Programmare gli ordini con anticipo è particolarmente importante, soprattutto per le collezioni autunno/inverno.

Due Toscani: produttore e fornitore italiano di cashmere per boutique

Due Toscani è un produttore italiano di maglieria e accessori in cashmere con sede nel distretto tessile di Prato, in Toscana.

Lavoriamo principalmente B2B con boutique, concept store, retailer e brand che cercano un rapporto diretto con il produttore.

La nostra attività comprende tre possibilità principali:

  1. acquistare prodotti disponibili attraverso il nostro stock service;
  2. produrre modelli presenti nelle nostre collezioni;
  3. sviluppare una collezione private label partendo dai modelli e dalle idee del cliente.

Lavoriamo principalmente con cashmere vergine e cashmere riciclato, oltre a merinos extrafine e merinos/seta.

Il nostro obiettivo non è semplicemente vendere un prodotto, ma costruire rapporti continuativi con clienti che cercano qualità, flessibilità produttiva e autentica manifattura italiana.

Cerchi un fornitore italiano di cashmere per la tua boutique?

Se gestisci una boutique, un concept store, un negozio online o stai sviluppando un nuovo brand, possiamo mostrarti le diverse possibilità disponibili.

Possiamo inviarti il nostro catalogo completo, le condizioni di produzione, i listini e le disponibilità dello stock service, così potrai valutare quale soluzione sia più adatta alla tua attività.

Se preferisci confrontarti direttamente con noi, possiamo anche organizzare una call conoscitiva per parlare del tuo progetto, del mercato a cui ti rivolgi, dei prodotti che stai cercando e delle quantità di cui hai bisogno.

Due Toscani – Cashmere & Knitwear Made in Italy
Prato, Tuscany, Italy