Il cashmere riciclato è diventato negli ultimi anni una materia prima sempre più interessante per brand, boutique e aziende di moda che desiderano affiancare alla qualità del cashmere un approccio orientato al recupero e alla valorizzazione delle risorse già esistenti.

Ma acquistare un prodotto in cashmere riciclato non significa semplicemente chiedere a un fornitore: “Avete cashmere riciclato?”

Per un buyer professionale le domande dovrebbero essere molte di più.

Da dove proviene la fibra? Come viene recuperata? Dove viene trasformata in filato? Qual è la percentuale reale di cashmere? Il filato è certificato? Cosa significa esattamente certificazione GRS? La certificazione riguarda soltanto il filato oppure anche il prodotto finito? Quali sono i quantitativi minimi?

Nel distretto tessile di Prato, il recupero delle fibre tessili fa parte della cultura industriale del territorio da generazioni. Due Toscani opera all'interno di questo distretto e produce maglieria e accessori Made in Italy utilizzando, tra gli altri materiali, filato in cashmere riciclato che facciamo produrre da un nostro partner specializzato di Prato, certificato GRS.

È però importante precisare fin dall'inizio un aspetto fondamentale: la certificazione GRS riguarda il filato in cashmere riciclato che facciamo produrre dal nostro partner certificato GRS. Due Toscani e l'intera successiva filiera produttiva della maglieria non sono certificati GRS. Di conseguenza, non presentiamo né commercializziamo i nostri capi e accessori finiti come prodotti certificati GRS.

Questa distinzione è importante non soltanto per descrivere correttamente il nostro prodotto, ma anche per comprendere cosa dovrebbe realmente verificare un buyer quando un fornitore parla di cashmere riciclato certificato.

Cosa significa realmente "cashmere riciclato"?

Il primo punto da chiarire è il significato della parola riciclato.

Nel settore tessile si incontrano frequentemente termini come:

  • recycled cashmere;
  • regenerated cashmere;
  • reclaimed cashmere;
  • pre-consumer recycled;
  • post-consumer recycled.

Non sono necessariamente sinonimi perfetti.

Il materiale recuperato può infatti provenire da differenti flussi. Il pre-consumer riguarda materiale recuperato prima che un prodotto arrivi al consumatore, mentre il post-consumer deriva da prodotti che sono già stati utilizzati e successivamente recuperati.

Per questo motivo la semplice dicitura “recycled cashmere” non racconta da sola tutta la storia del materiale.

Un buyer dovrebbe cercare di capire non soltanto se il cashmere è riciclato, ma anche come viene recuperato, trasformato, tracciato e nuovamente filato.

Come nasce un filato di cashmere riciclato

La produzione di un buon filato in cashmere riciclato è molto più complessa di quanto possa sembrare.

Il processo parte dalla selezione del materiale da recuperare. Questa fase è fondamentale perché la qualità del materiale in ingresso influenzerà inevitabilmente quella del filato finale.

Il materiale viene selezionato e preparato per essere riportato allo stato fibroso. Attraverso processi meccanici, tessuti e maglie vengono progressivamente aperti e sfilacciati fino a ottenere nuovamente una fibra utilizzabile.

Questa lavorazione ha però una conseguenza tecnica importante: la fibra recuperata tende a essere più corta rispetto alla fibra vergine.

È uno degli aspetti che distinguono maggiormente la lavorazione del cashmere riciclato.

Per ottenere un filato di qualità servono quindi esperienza nella selezione delle materie prime, conoscenza della fibra e capacità di mettere a punto correttamente filatura, titolo, torsione e successiva lavorazione in maglieria.

È anche per questo che Prato rappresenta uno dei territori storicamente più importanti per il recupero tessile: qui esiste da generazioni una filiera industriale specializzata nella selezione, nel recupero e nella rigenerazione delle fibre.

Il cashmere riciclato di Due Toscani

Per Due Toscani il cashmere riciclato non è semplicemente un filato acquistato da un catalogo.

Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato e certificato GRS del distretto tessile di Prato.

È una distinzione importante.

Il rapporto diretto con chi realizza il filato ci permette di conoscere molto più da vicino il materiale che successivamente utilizziamo per produrre maglieria e accessori per le nostre collezioni e per i nostri clienti private label.

Conosciamo quindi non soltanto il prodotto finito, ma anche il comportamento del filato durante la lavorazione: un aspetto particolarmente importante nel cashmere riciclato, dove le caratteristiche della fibra richiedono esperienza e parametri produttivi adeguati.

La produzione dei capi viene successivamente realizzata interamente in Italia attraverso la nostra filiera produttiva e seguiamo direttamente le diverse fasi, dalla scelta e sviluppo del filato fino al capo finito.

Per un brand significa poter dialogare con un produttore che conosce sia la materia prima sia il processo necessario per trasformarla in maglieria.

Cosa significa realmente certificazione GRS?

Uno degli errori più comuni è considerare la sigla GRS – Global Recycled Standard come una generica certificazione secondo cui un prodotto sarebbe semplicemente “ecologico” o “sostenibile”.

Il concetto è molto più preciso.

Il GRS è uno standard internazionale volontario che comprende la verifica del contenuto riciclato e della sua tracciabilità lungo la catena di fornitura, oltre a specifici requisiti previsti dallo standard in ambito sociale, ambientale e chimico.

Uno degli elementi fondamentali è la chain of custody, cioè la catena di custodia del materiale.

Questo significa che non è sufficiente utilizzare una materia prima certificata perché automaticamente qualsiasi prodotto realizzato con quella materia prima possa essere dichiarato certificato GRS.

Ed è proprio qui che nasce una delle distinzioni più importanti per un buyer.

Un filato certificato GRS non rende automaticamente GRS il maglione

Supponiamo che un produttore utilizzi un filato in cashmere riciclato certificato GRS.

Quel filato può essere coperto dalla documentazione prevista dalla filiera certificata del produttore del filato.

Successivamente, però, deve essere trasformato in un capo di maglieria.

A seconda del modello, il processo può comprendere numerose lavorazioni:

programmazione, smacchinatura, confezione o rimaglio, lavaggio e trattamento, asciugatura, stiro, controllo e finissaggio.

Per poter mantenere la certificazione e la relativa tracciabilità fino al prodotto finito, le organizzazioni e le fasi rilevanti della catena di custodia devono rientrare nel sistema di certificazione previsto dallo standard.

Di conseguenza, la certificazione della materia prima non può essere semplicemente trasferita al maglione finito.

Esiste quindi una differenza sostanziale fra dire:

“Questo capo è realizzato utilizzando un filato in cashmere riciclato certificato GRS.”

e dire:

“Questo capo è certificato GRS.”

Sono due affermazioni molto differenti e un buyer dovrebbe sempre chiedere al fornitore quale delle due sia effettivamente applicabile.

Il caso Due Toscani: il filato è certificato, il capo finito non lo è

Due Toscani rappresenta un esempio concreto di questa distinzione.

Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato di Prato certificato GRS e la certificazione riguarda il filato realizzato dal nostro partner all'interno della sua filiera certificata.

La successiva trasformazione del filato in maglieria e accessori avviene invece attraverso la filiera produttiva di Due Toscani.

Due Toscani non è attualmente certificata GRS e alcune delle lavorazioni della nostra filiera produttiva non sono certificate GRS.

Per questo motivo non dichiariamo né commercializziamo la nostra maglieria e i nostri accessori come prodotti finiti certificati GRS.

È una distinzione che riteniamo importante comunicare con la massima trasparenza.

Per Due Toscani, almeno per il momento, non avrebbe senso affrontare la certificazione della sola nostra azienda senza poter inserire nella catena certificata anche tutte le lavorazioni necessarie per arrivare al prodotto finito.

Il nostro approccio è quindi molto semplice:

valorizziamo la certificazione GRS del filato in cashmere riciclato che facciamo produrre dal nostro partner certificato, ma non attribuiamo quella certificazione alla maglieria e agli accessori finiti.

Una domanda fondamentale per qualsiasi fornitore

Quando un produttore dichiara di utilizzare cashmere riciclato certificato, il buyer dovrebbe porre una domanda molto precisa:

“È certificato GRS il filato che utilizzate oppure è certificato GRS anche il prodotto finito che mi state vendendo?”

La differenza è fondamentale.

Se viene dichiarato che anche il capo finito è certificato, è opportuno chiedere quale sia la certificazione applicabile e quale documentazione possa essere fornita a supporto della dichiarazione.

La semplice presenza di una materia prima certificata all'interno della produzione non deve essere confusa con la certificazione dell'intero prodotto.

Un fornitore serio dovrebbe essere in grado di spiegare chiaramente al buyer dove inizia e dove termina la filiera certificata.

GRS non significa automaticamente “100% riciclato”

Un altro equivoco frequente riguarda la percentuale di materiale riciclato.

La presenza di una certificazione GRS non significa necessariamente che un materiale sia composto al 100% da fibra riciclata.

Per questo motivo, quando acquistate un filato o un capo, non chiedete soltanto:

“È certificato GRS?”

Chiedete anche:

“Qual è la composizione esatta del filato?”

Un filato può contenere cashmere riciclato insieme ad altre fibre. Un buyer deve quindi conoscere con precisione la composizione e la percentuale di ogni componente.

Questo vale indipendentemente dalla certificazione.

Cosa NON significa certificazione GRS

GRS non deve essere interpretato come una certificazione universale di qualsiasi caratteristica ambientale di un prodotto.

Una certificazione seria è soprattutto uno strumento di verifica, controllo e tracciabilità secondo determinati requisiti, non uno slogan commerciale.

Per questo motivo termini come:

GRS certified, recycled, sustainable, responsible o circular

dovrebbero essere utilizzati con precisione.

Per un buyer B2B è importante andare oltre il claim commerciale e chiedere esattamente:

Che cosa è certificato? Chi possiede la certificazione? Fino a quale fase della filiera arriva? Il prodotto finito è realmente certificato?

Cashmere riciclato o cashmere vergine: qual è migliore?

La risposta di Due Toscani è molto semplice:

entrambi.

Sono due materiali differenti e non riteniamo corretto considerare automaticamente uno superiore all'altro.

Il cashmere vergine parte da fibra nuova e generalmente più lunga. Può offrire caratteristiche eccezionali di morbidezza, regolarità, resistenza e leggerezza e rimane una materia prima fondamentale per la maglieria di alta gamma.

Il cashmere riciclato parte invece da cashmere già esistente che viene recuperato e riportato a nuova vita.

La fibra, dopo il processo di recupero, presenta caratteristiche differenti e richiede una lavorazione specifica. Il risultato può essere un capo estremamente piacevole, morbido e di ottima qualità, ma non deve necessariamente cercare di imitare in tutto e per tutto un capo realizzato con cashmere vergine.

Sono due prodotti con caratteristiche e storie differenti.

Per Due Toscani la domanda corretta non è quindi:

“Qual è il migliore?”

ma:

“Qual è il materiale più adatto al prodotto, al prezzo e al posizionamento che vogliamo realizzare?”

Il prezzo del cashmere riciclato

Anche qui esiste un luogo comune:

riciclato significa economico.

Non necessariamente.

Produrre un filato riciclato di qualità richiede raccolta, selezione, lavorazione, trasformazione della materia, filatura e controllo.

Quando entra in gioco una filiera certificata bisogna inoltre considerare procedure, controlli, documentazione e costi connessi alla certificazione.

La qualità della materia prima recuperata, la composizione, il titolo del filato, il colore, i quantitativi e il tipo di lavorazione influenzano il costo finale.

Per questo confrontare due offerte semplicemente sulla base del prezzo al chilogrammo del filato — o del prezzo finale di una maglia — può essere fuorviante.

Prima bisogna verificare che cosa si sta realmente confrontando.

MOQ: quanto bisogna ordinare?

Il MOQ – Minimum Order Quantity è uno degli aspetti più importanti per piccoli brand e nuove collezioni.

Bisogna però distinguere almeno due livelli:

MOQ del filato e MOQ della produzione del capo.

Creare un colore specifico di filato può richiedere quantitativi minimi diversi rispetto all'utilizzo di un colore già disponibile.

Allo stesso modo, sviluppare un nuovo modello comporta costi e quantità produttive differenti rispetto alla scelta di un articolo già sviluppato.

Per questo motivo il buyer dovrebbe spiegare al produttore fin dall'inizio:

  • quantità prevista;
  • numero di modelli;
  • numero di colori;
  • taglie;
  • composizione desiderata;
  • fascia prezzo;
  • mercato di destinazione;
  • eventuali requisiti relativi alle certificazioni;
  • necessità di colori personalizzati.

In Due Toscani lavoriamo sia con le nostre collezioni sia con produzioni private label, sviluppando anche modelli forniti direttamente dai clienti.

Conoscere il progetto prima di parlare esclusivamente di MOQ permette spesso di individuare una soluzione produttiva molto più razionale.

Le domande che un buyer dovrebbe fare al fornitore

Prima di scegliere un produttore di maglieria in cashmere riciclato, consigliamo di porre almeno queste domande:

  1. Qual è la composizione esatta del filato?
  2. Quale percentuale è realmente cashmere riciclato?
  3. Il materiale riciclato è pre-consumer, post-consumer o una combinazione dei due?
  4. Dove viene recuperata e lavorata la materia prima?
  5. Dove viene prodotto il filato?
  6. Il filato è certificato GRS?
  7. Chi è il soggetto titolare della certificazione GRS?
  8. La certificazione riguarda il filato oppure anche il prodotto finito?
  9. Fino a quale fase della filiera viene mantenuta la certificazione?
  10. È possibile fornire la documentazione pertinente alla fornitura?
  11. Quali titoli e finezze di filato sono disponibili?
  12. Quali colori sono già disponibili?
  13. È possibile sviluppare colori personalizzati e con quale MOQ?
  14. Qual è il MOQ per modello e colore nella produzione di maglieria?
  15. Il produttore ha esperienza specifica nella lavorazione del cashmere riciclato?
  16. Dove vengono effettuate smacchinatura, confezione, trattamento e stiro?
  17. È possibile sviluppare un prototipo prima della produzione?
  18. Quali sono i tempi di campionatura e produzione?
  19. È possibile realizzare private label con etichette e packaging del cliente?
  20. Quale documentazione accompagnerà il prodotto finito?

Le risposte a queste domande raccontano molto più del semplice prezzo.

Tracciabilità prima del marketing

Il cashmere riciclato rappresenta una grande opportunità per il settore della moda, ma proprio la crescente attenzione verso sostenibilità e riciclo rende necessaria maggiore precisione nelle dichiarazioni.

Termini come recycled, sustainable, circular e responsible non dovrebbero essere utilizzati come semplici strumenti di marketing.

Per un buyer B2B la priorità dovrebbe essere capire la filiera reale del prodotto.

Chi ha prodotto il filato? Dove? Da quale materiale? Con quale composizione? Chi possiede la certificazione? Quale parte della filiera è certificata? La certificazione arriva fino al prodotto finito oppure si ferma alla materia prima?

Sono domande molto più importanti di qualsiasi slogan.

Ed è anche il motivo per cui Due Toscani preferisce dichiarare esattamente ciò che può documentare:

facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner di Prato certificato GRS, ma non dichiariamo che la nostra maglieria e i nostri accessori siano certificati GRS perché Due Toscani e la successiva filiera produttiva non sono interamente certificati.

Per noi la trasparenza verso il buyer viene prima del claim commerciale.

Due Toscani: cashmere riciclato e produzione a Prato

Per Due Toscani, lavorare con cashmere riciclato significa unire una tradizione profondamente legata al distretto tessile pratese con le esigenze contemporanee dei brand internazionali.

Facciamo produrre il nostro filato in cashmere riciclato da un partner specializzato e certificato GRS di Prato e utilizziamo questo filato per realizzare maglieria e accessori Made in Italy.

Possiamo lavorare sulle nostre collezioni oppure sviluppare produzioni private label, partendo da un modello esistente, da una scheda tecnica, da una fotografia, da un campione o da un progetto del cliente.

Questo permette al buyer di avere un interlocutore che conosce sia il prodotto finito sia il comportamento della materia prima con cui quel prodotto viene realizzato.

E soprattutto permette di sapere con precisione che cosa è certificato e che cosa non lo è.

Perché acquistare cashmere riciclato non dovrebbe significare semplicemente acquistare un filato o una maglia.

Significa conoscere la materia prima, la produzione e la filiera che stanno dietro quel prodotto.

E a Prato, il recupero e la trasformazione delle fibre tessili non sono una tendenza recente: sono parte di una cultura manifatturiera costruita nel corso di generazioni.