
Ci sono due domande che ultimamente ci vengono rivolte molto spesso da clienti, buyer, negozi e aziende che ci contattano per realizzare le proprie collezioni:
1. Qual è il cashmere migliore: cashmere vergine o cashmere riciclato?
2. Da dove proviene il cashmere?
Sono due domande molto interessanti perché permettono di chiarire alcuni aspetti del cashmere sui quali esiste ancora molta confusione.
Partiamo dalla prima.
Qual è il cashmere migliore: vergine o riciclato?
La nostra risposta è semplice:
Entrambi.
Un cashmere vergine di alta qualità e un cashmere riciclato di alta qualità sono entrambi materiali eccellenti.
Sono diversi.
Hanno una storia diversa, vengono ottenuti attraverso processi differenti e possono avere caratteristiche differenti al tatto e nella maglieria finita.
Ma diverso non significa migliore o peggiore.
La vera distinzione da fare non è semplicemente tra cashmere vergine e cashmere riciclato.
È tra cashmere di qualità e cashmere di scarsa qualità.
Non tutto il cashmere vergine è uguale
Il cashmere vergine viene prodotto partendo dalla fibra ottenuta dal sottovello della capra cashmere.
È una fibra straordinariamente fine, morbida e isolante che, quando è di buona qualità e viene lavorata correttamente, permette di produrre filati e capi di maglieria eccezionali.
Ma bisogna ricordare una cosa molto importante:
la scritta "100% cashmere" indica la composizione, non la qualità.
Due maglioni possono riportare entrambi sull'etichetta "100% cashmere" ed essere completamente diversi.
La qualità della fibra dipende da diversi fattori, tra cui la finezza, la lunghezza, l'uniformità e la selezione della materia prima.
A questi si aggiunge tutto ciò che avviene successivamente.
La qualità della filatura, la tintura, il titolo del filato, il numero di fili utilizzati, la finezza della macchina, la costruzione della maglia e il trattamento finale contribuiscono tutti al risultato.
Per questo esistono cashmere vergini di altissimo livello e cashmere vergini decisamente più commerciali.
Dire semplicemente "è cashmere vergine" non è sufficiente per stabilire la qualità di un capo.
E il cashmere riciclato?
Lo stesso vale per il cashmere riciclato.
Anche in questo caso tutto parte dalla qualità della materia prima e dalla sua selezione.
Il cashmere riciclato viene ottenuto recuperando materiale contenente cashmere, selezionandolo e lavorandolo per riportarlo nuovamente allo stato di fibra.
Quella fibra può quindi essere utilizzata per produrre un nuovo filato e, successivamente, un nuovo capo.
La qualità del risultato dipende dalla qualità del materiale di partenza, dalla selezione, dalla conoscenza delle fibre e dal modo in cui viene effettuato tutto il processo di rigenerazione e filatura.
Un cashmere riciclato di qualità può essere estremamente morbido, caldo, piacevole al tatto e bellissimo da indossare.
Avrà caratteristiche differenti da un cashmere vergine, ma questo non lo rende automaticamente inferiore.
È semplicemente un altro modo di utilizzare il cashmere.
Il cashmere riciclato non è un "cashmere di serie B"
Questo è probabilmente uno dei concetti ai quali teniamo maggiormente.
Considerare automaticamente il cashmere riciclato come una versione economica o di qualità inferiore del cashmere vergine è una semplificazione.
Esistono cashmere riciclati eccellenti ed esistono cashmere vergini mediocri.
Ancora una volta, tutto dipende dalla materia prima e da come viene lavorata.
Nel cashmere riciclato entra inoltre in gioco un'altra componente importante: la capacità di recuperare una fibra preziosa e darle una nuova vita.
E quando parliamo di recupero delle fibre tessili, inevitabilmente parliamo di Prato.
A Prato il riciclo tessile non è una moda recente
Oggi si parla moltissimo di economia circolare, recupero delle materie prime e sostenibilità.
Nel distretto tessile di Prato queste pratiche esistono da generazioni.
La selezione degli indumenti e degli scarti tessili, la divisione per composizione e colore, il recupero delle fibre e la loro trasformazione in nuova materia prima fanno parte della storia industriale del nostro territorio.
Dietro questi processi esistono competenze che non si imparano semplicemente acquistando una macchina.
Servono esperienza, conoscenza delle fibre e capacità di riconoscere e selezionare correttamente i materiali.
Per questo per noi il cashmere riciclato non rappresenta soltanto un'alternativa al cashmere vergine.
Rappresenta anche una parte della cultura tessile dalla quale proveniamo.
Quindi, cashmere vergine o riciclato?
Entrambi.
Li utilizziamo entrambi e crediamo in entrambi.
Possiamo scegliere il cashmere vergine quando desideriamo determinate caratteristiche e il cashmere riciclato quando ne cerchiamo altre.
Possiamo preferire la mano di uno oppure dell'altro.
Possiamo scegliere in funzione del capo, del progetto, del prezzo, del posizionamento della collezione o della filosofia del brand.
Ma non esiste una regola secondo la quale vergine significa automaticamente "migliore" e riciclato significa "peggiore".
Per noi la domanda fondamentale rimane:
è un buon cashmere?
Seconda domanda: da dove proviene il cashmere?
Anche questa domanda ci viene fatta molto frequentemente.
E qui bisogna distinguere almeno tre cose:
la provenienza della fibra, il luogo in cui viene prodotto il filato e il luogo in cui viene realizzato il capo.
Sono tre cose diverse.
Da dove proviene la fibra di cashmere?
La fibra di cashmere proviene dal sottovello della capra cashmere.
Questi animali vivono soprattutto in alcune zone dell'Asia caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente rigide.
Le principali aree di produzione della fibra si trovano in Cina e Mongolia, oltre ad altre zone dell'Asia centrale.
Per proteggersi dagli inverni estremamente freddi, le capre sviluppano sotto il pelo esterno più lungo e grossolano un sottovello molto fine, morbido e isolante.
È proprio questa fibra finissima che ci interessa.
Dopo la raccolta, la materia prima deve essere selezionata, pulita e separata dai peli più grossolani. Solo una parte del materiale raccolto diventerà quindi la fibra utilizzata per produrre il filato di cashmere.
Quindi il cashmere italiano non esiste?
Dipende da cosa intendiamo con questa espressione.
Se parliamo dell'origine della fibra, il cashmere utilizzato dall'industria italiana proviene principalmente dall'Asia.
Ma questo non significa affatto che non possa esistere un filato di cashmere prodotto in Italia o, naturalmente, un maglione in cashmere Made in Italy.
Ed è proprio qui che spesso nasce la confusione.
Una cosa è l'origine della materia prima.
Un'altra è dove e come quella materia prima viene trasformata.
Dalla fibra asiatica al filato italiano
Una fibra di cashmere proveniente dalla Mongolia o dalla Cina può essere acquistata, selezionata e successivamente trasformata in Italia da una filatura italiana.
La filatura è una fase fondamentale.
Non basta infatti avere a disposizione una buona fibra per ottenere automaticamente un grande filato.
Servono conoscenza della materia prima, esperienza, tecnologia, capacità di selezione, preparazione, miscelazione, filatura, tintura e controllo della qualità.
L'Italia possiede alcune delle filature di cashmere più prestigiose e specializzate al mondo.
Ed è proprio a queste realtà che ci affidiamo per le nostre produzioni in cashmere vergine.
I filati in cashmere vergine che utilizziamo
Per le nostre produzioni di maglieria in cashmere vergine utilizziamo filati prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.
La scelta del filato viene fatta in funzione del capo che dobbiamo realizzare.
Non esiste infatti un unico filato ideale per tutto.
Un maglione corposo realizzato su una determinata finezza, un capo leggerissimo prodotto su una macchina di alta finezza, una sciarpa, uno scialle o un capo seamless possono richiedere filati con caratteristiche differenti.
Per noi scegliere il filato significa quindi partire dal risultato che vogliamo ottenere.
E il nostro cashmere riciclato?
Nel caso del cashmere riciclato il nostro rapporto con il filato è ancora più diretto.
Il cashmere riciclato che utilizziamo viene prodotto da noi, in collaborazione con un nostro partner specializzato del distretto tessile di Prato.
Questo ci permette di seguire direttamente la scelta della materia prima e la realizzazione del filato che utilizzeremo successivamente nelle nostre collezioni e nelle produzioni per i nostri clienti.
Ed è significativo che questo avvenga proprio a Prato.
Perché qui la rigenerazione delle fibre non è semplicemente una tecnica produttiva.
È parte della nostra storia industriale.
E infine c'è la maglieria
A questo punto abbiamo la fibra e abbiamo il filato.
Ma manca ancora un passaggio fondamentale: trasformare quel filato in un capo di maglieria.
Ed è qui che entra in gioco il nostro lavoro.
La scelta della finezza, la programmazione delle macchine, la costruzione del punto, le tensioni, la tessitura, la confezione quando necessaria, il trattamento, il lavaggio, la follatura, lo stiro e il controllo finale possono modificare profondamente il risultato.
Lo stesso filato, lavorato in due modi differenti, può dare origine a due maglie con una mano e un aspetto completamente diversi.
Per questo la qualità di un maglione in cashmere non può essere spiegata soltanto leggendo la composizione sull'etichetta.
Dietro un buon capo esiste un'intera filiera.
Fibra, filato e maglia: tre origini diverse
Possiamo quindi riassumere il percorso in modo molto semplice.
La fibra di cashmere nasce principalmente in Asia.
I filati in cashmere vergine che utilizziamo vengono prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.
Il nostro filato in cashmere riciclato viene prodotto da noi in collaborazione con un partner specializzato di Prato.
La nostra maglieria viene realizzata in Italia.
Sono passaggi diversi della stessa storia.
Ed è importante conoscerli, perché quando acquistiamo o sviluppiamo un prodotto in cashmere non stiamo acquistando semplicemente una fibra.
Stiamo acquistando il risultato di una lunga catena di competenze.
Alla fine, qual è il cashmere migliore?
Torniamo quindi alla domanda dalla quale siamo partiti.
Cashmere vergine o cashmere riciclato?
Entrambi.
Purché la materia prima sia buona.
Purché il filato sia fatto bene.
Purché venga scelta la lavorazione corretta.
E purché chi trasforma quel filato in una maglia sappia davvero cosa sta facendo.
Perché la qualità del cashmere non nasce da una sola parola scritta sull'etichetta.
Nasce dalla materia prima, dalla conoscenza e dall'esperienza di tutte le persone che la trasformano.