Produzione di Cashmere Private Label a Prato: Una Guida per i Marchi di Moda

Produzione di Cashmere Private Label a Prato: Una Guida per i Marchi di Moda

Per un marchio di moda che vuole sviluppare una propria collezione di maglieria in cashmere, scegliere il produttore giusto è una delle decisioni più importanti. Non si tratta semplicemente di trovare qualcuno in grado di realizzare un maglione: significa individuare un partner capace di trasformare un'idea, un disegno, una scheda tecnica o un campione esistente in un prodotto industrializzabile, mantenendo qualità, vestibilità, costi e tempi sotto controllo.

Prato rappresenta da decenni uno dei principali distretti tessili e manifatturieri italiani e offre un ecosistema particolarmente adatto alla produzione di maglieria private label.

Due Toscani, azienda specializzata nella produzione di maglieria e accessori in cashmere, opera proprio all'interno di questo distretto e può essere un esempio utile per comprendere come funziona concretamente una produzione private label Made in Italy.

Perché produrre cashmere a Prato?

Quando si parla di Prato, spesso si pensa soprattutto ai tessuti. In realtà il distretto comprende una rete estremamente articolata di aziende specializzate: filature, maglifici, programmatori, tintorie, lavanderie, stirerie, confezioni, ricamifici, produttori di etichette, packaging e numerose altre lavorazioni.

Questo significa che molte delle competenze necessarie per trasformare un filato in un capo finito sono concentrate nello stesso territorio.

Per un brand questo rappresenta un vantaggio importante.

La produzione di un capo di maglieria non consiste infatti soltanto nello smacchinare il filato. Dietro un maglione apparentemente semplice possono esserci programmazione, prove di tensione, prototipazione, confezione, lavaggio, follatura, asciugatura, stiro, applicazione delle etichette e controllo qualità.

Due Toscani lavora all'interno del distretto tessile toscano coordinando queste diverse competenze, con l'obiettivo di offrire al cliente un interlocutore unico per lo sviluppo e la produzione della propria collezione.

Cosa fa realmente un produttore private label?

Private label non significa semplicemente applicare l'etichetta del cliente a un prodotto già esistente.

Esistono naturalmente diversi livelli di personalizzazione. Un brand può partire da un modello già sviluppato dal produttore e modificarne colore, filato, misure o dettagli. Oppure può voler sviluppare un capo completamente nuovo.

Nel caso di Due Toscani, ad esempio, è possibile lavorare sia partendo dai modelli presenti nelle collezioni dell'azienda sia sviluppando articoli specifici per il cliente.

Il punto di partenza può essere:

  • una scheda tecnica;
  • un disegno;
  • una fotografia;
  • un rendering;
  • un campione fisico;
  • un capo esistente da reinterpretare;
  • oppure semplicemente un'idea accompagnata da misure e indicazioni stilistiche.

Più precise sono le informazioni iniziali, più semplice sarà trasformare il progetto in un prototipo corretto.

Dal progetto al maglione: il processo produttivo

Uno degli aspetti che spesso sorprende i marchi che si avvicinano per la prima volta alla maglieria è la complessità della prototipazione.

Un capo nuovo deve innanzitutto essere interpretato tecnicamente.

Nel caso della maglieria elettronica è necessario realizzare un programma macchina specifico. Non si tratta di un semplice file grafico: la programmazione determina la costruzione del capo, le diminuzioni, gli aumenti, le lavorazioni, i punti, le tensioni e numerosi altri parametri.

Due Toscani utilizza tecnologia Shima Seiki, sia per la maglieria tradizionale sia per lavorazioni integrali/seamless. La programmazione richiede quindi personale specializzato e con esperienza specifica su queste macchine.

Una volta realizzato il programma viene prodotto il primo capo. In alcuni casi può essere conveniente effettuare prima una prova utilizzando un filato di test, in modo da verificare la costruzione prima di utilizzare un cashmere più costoso.

Successivamente il prototipo deve attraversare le altre fasi previste: confezione quando necessaria, trattamento, lavaggio o follatura, asciugatura, stiro e controllo.

Solo a questo punto è possibile valutare correttamente il risultato.

Il campione può richiedere modifiche alla vestibilità, alle misure, alla lunghezza, alle proporzioni o alla costruzione. Una volta approvato il prototipo definitivo, il modello può essere messo in produzione.

Il campione non è ancora la produzione

Questo è un concetto importante soprattutto per i nuovi brand.

Un prototipo è uno strumento di sviluppo.

Serve per arrivare al prodotto che successivamente potrà essere replicato in produzione. Per questo la realizzazione di un singolo campione può avere un costo apparentemente elevato rispetto al prezzo unitario del capo prodotto in serie.

Nel costo di sviluppo rientrano infatti programmazione, preparazione della macchina, filato, tempo macchina, confezione, trattamento, stiro e controllo, oltre alle eventuali modifiche necessarie.

Due Toscani considera quindi la campionatura come una vera fase di sviluppo del prodotto, non come la semplice produzione di un singolo maglione.

MOQ: quante unità bisogna produrre?

Il MOQ – Minimum Order Quantity è la quantità minima richiesta dal produttore per rendere economicamente sostenibile una produzione.

Nella maglieria italiana il MOQ dipende da numerosi fattori: modello, filato, colori, complessità della lavorazione e organizzazione produttiva.

Due Toscani lavora anche con brand e realtà relativamente piccole e, per le produzioni private label, il riferimento abituale è un minimo di 50 capi, da valutare comunque in funzione del progetto.

È importante discutere il MOQ già nelle prime fasi perché sviluppare numerosi modelli con pochissimi pezzi per articolo può rendere la collezione economicamente molto diversa rispetto a una produzione concentrata su pochi modelli e quantità maggiori.

Per un nuovo brand può quindi essere più intelligente iniziare con una capsule collection ben costruita piuttosto che sviluppare immediatamente un catalogo molto ampio.

Quali materiali scegliere?

Cashmere non significa necessariamente un solo tipo di filato.

Una delle prime decisioni riguarda la scelta tra cashmere vergine e cashmere riciclato. Non esiste necessariamente un materiale "migliore" in assoluto: sono due prodotti con caratteristiche, estetica, costi e posizionamenti differenti.

Due Toscani produce capi sia in cashmere vergine di alta qualità sia in cashmere riciclato, oltre a utilizzare merino extrafine e mischie pregiate come merino/seta.

Un'altra distinzione fondamentale riguarda il filato cardato o pettinato.

Un cashmere cardato può offrire una mano più morbida, piena, calda e tradizionale, mentre un filato pettinato permette di ottenere capi generalmente più sottili, leggeri e puliti nell'aspetto.

Anche la finezza della macchina cambia completamente il risultato.

Due Toscani lavora su diverse finezze e può sviluppare sia maglieria più corposa sia articoli estremamente sottili, compresa la maglieria pettinata realizzata su macchine finezza 18 integrali, particolarmente interessante per collezioni premium e luxury.

La scelta dovrebbe quindi partire dal risultato che il brand vuole ottenere, non semplicemente dal nome della fibra.

Maglieria seamless e tecnologia integrale

Un'altra possibilità per i marchi che vogliono sviluppare prodotti particolarmente raffinati è la costruzione integrale.

Con le macchine Shima Seiki integrali è possibile realizzare determinate tipologie di capo senza le tradizionali cuciture laterali.

Il risultato può offrire maggiore comfort, pulizia costruttiva e una vestibilità molto particolare.

Due Toscani utilizza questa tecnologia anche per produzioni private label, soprattutto per progetti nei quali leggerezza, comfort e qualità costruttiva rappresentano elementi importanti del posizionamento del prodotto.

Etichette, personalizzazione e packaging

Una produzione private label deve arrivare al cliente pronta per essere commercializzata.

Per questo bisogna definire fin dall'inizio anche gli elementi apparentemente secondari:

etichette marchio, etichette composizione, taglie, eventuali cartellini, packaging e modalità di confezionamento.

Due Toscani può gestire produzioni destinate a essere commercializzate direttamente con il marchio del cliente, coordinando le personalizzazioni concordate durante lo sviluppo.

Il brand deve però fornire tempestivamente loghi, grafiche, informazioni societarie e tutti i dati necessari alla realizzazione delle etichette.

Esportazione e spedizione

Lavorare con un produttore italiano non significa necessariamente essere un'azienda italiana.

Due Toscani lavora con clienti B2B internazionali e può realizzare produzioni destinate a mercati europei ed extra-UE.

Prima dell'ordine è importante chiarire:

  • indirizzo e paese di destinazione;
  • modalità di spedizione;
  • costi di trasporto;
  • documentazione richiesta;
  • posizione IVA del cliente;
  • eventuali formalità doganali;
  • dazi e oneri di importazione nel paese di destinazione.

Per le spedizioni extra-UE, in particolare, il brand dovrebbe verificare preventivamente le regole applicabili nel proprio mercato.

Il produttore può predisporre la documentazione commerciale necessaria alla spedizione, ma eventuali dazi, imposte locali e procedure di importazione dipendono dal paese di destinazione e dagli accordi commerciali concordati.

Come preparare un buon brief per il produttore

Un brief ben preparato può ridurre enormemente tempi, incomprensioni e costi di sviluppo.

Prima di contattare Due Toscani – o qualsiasi altro produttore – è utile preparare almeno queste informazioni:

  1. Tipologia di prodotto – girocollo, cardigan, dolcevita, polo, abito, sciarpa, cappello ecc.
  2. Uomo, donna o unisex.
  3. Materiale desiderato – cashmere vergine, riciclato, merino, merino/seta ecc.
  4. Peso e mano desiderati – leggero, medio, pesante, morbido, compatto, asciutto ecc.
  5. Misure o size chart.
  6. Quantità previste.
  7. Numero di colori.
  8. Mercato e fascia prezzo del prodotto.
  9. Foto, disegni, schede tecniche o campioni di riferimento.
  10. Data indicativa entro la quale dovrebbe essere disponibile la produzione.

Non è indispensabile conoscere la finezza macchina o il titolo esatto del filato.

Questa è una delle funzioni del produttore.

Un cliente può spiegare a Due Toscani: "Vorrei un girocollo donna molto leggero, pulito, morbido, senza cuciture e con un aspetto luxury".

A quel punto sarà il produttore a valutare filato, titolo, finezza e costruzione più adatti.

Cosa verificare prima di scegliere un produttore di cashmere

Il prezzo è importante, ma non dovrebbe essere l'unico criterio.

Prima di affidare una collezione a un produttore è consigliabile capire dove viene realmente prodotto il capo, quali tecnologie vengono utilizzate e chi segue lo sviluppo.

È utile verificare anche:

  • esperienza specifica nella maglieria;
  • capacità di sviluppare modelli da zero;
  • disponibilità di programmatori specializzati;
  • tipologia di macchine utilizzate;
  • provenienza e qualità dei filati;
  • capacità di realizzare campioni;
  • MOQ;
  • tempi produttivi;
  • controllo qualità;
  • possibilità di realizzare private label;
  • capacità di esportazione;
  • chiarezza nella comunicazione.

Un'altra domanda fondamentale è: chi sarà il mio interlocutore durante il progetto?

Per un brand piccolo o medio avere un rapporto diretto con chi conosce realmente la produzione può essere molto più importante di quanto sembri.

È proprio questo uno dei principi su cui Due Toscani ha costruito il proprio servizio B2B: un rapporto diretto tra il marchio e il produttore, senza trasformare lo sviluppo di una collezione in una lunga catena di intermediari.

Visitare il produttore può fare la differenza

Quando possibile, per un progetto importante vale la pena visitare personalmente il produttore.

Vedere macchine, filati, campioni e lavorazioni permette di comprendere molto meglio cosa è possibile realizzare.

Per un marchio che non può raggiungere immediatamente l'Italia, una prima video call conoscitiva con Due Toscani può essere sufficiente per analizzare il progetto, vedere i riferimenti, discutere materiali, quantità e obiettivi e capire se esistono le condizioni per procedere allo sviluppo.

Due Toscani: produzione private label nel distretto di Prato

Scegliere Prato significa entrare in contatto con un territorio che vive quotidianamente di tessile e manifattura.

Due Toscani produce maglieria e accessori Made in Italy in cashmere vergine, cashmere riciclato, merino extrafine e altre fibre pregiate, seguendo sia proprie collezioni sia produzioni private label sviluppate per boutique, retailer e marchi di moda.

Grazie alla tecnologia Shima Seiki, alla possibilità di lavorare su diverse finezze e alla collaborazione con una rete di aziende specializzate del territorio, è possibile seguire il progetto dalla scelta del filato fino al capo finito.

Per chi possiede già una scheda tecnica, un campione o semplicemente alcune immagini di riferimento, il primo passo non deve necessariamente essere un ordine.

Può essere una conversazione.

Analizzare insieme il modello, il materiale, le quantità previste e il posizionamento del brand permette di capire rapidamente come produrlo, con quale tecnologia, con quale filato e con quali costi indicativi.

Ed è proprio da qui che dovrebbe iniziare una buona produzione private label: non dalla macchina, ma dalla comprensione del prodotto che il marchio vuole creare.

Approfondimenti

Domande frequenti

Che cos'è la produzione di cashmere private label?

Il produttore sviluppa e realizza maglieria in cashmere che vendi con il tuo marchio — da un tech pack, uno schizzo, una foto o un campione esistente fino al capo finito.

Qual è il quantitativo minimo d'ordine (MOQ)?

Per la produzione private label il MOQ di riferimento è di norma 50 capi per modello, sempre da valutare in base al progetto.

Con quali materiali lavora Due Toscani?

Cashmere vergine, cashmere riciclato, lana merino extrafine e pregiate misture come merino/seta, con diverse finezze incluso il 18 gauge WholeGarment.

Producete per brand internazionali?

Sì. Due Toscani lavora con clienti B2B internazionali e può produrre per mercati UE ed extra-UE.

Perché sviluppare un campione di maglieria richiede tempo, competenze e investimenti

Perché sviluppare un campione di maglieria richiede tempo, competenze e investimenti

"Mi fate un campione?"

È una delle richieste che riceviamo più spesso.

Molti immaginano che realizzare un campione significhi semplicemente mettere del filato su una macchina e aspettare che esca una maglia.

In realtà, quando si sviluppa un nuovo modello, il lavoro è molto più complesso.

Nella maggior parte dei casi, quel capo non esiste ancora.

Bisogna progettarlo, costruirlo, testarlo e perfezionarlo.

È un vero lavoro di sviluppo prodotto.

Tutto parte da un'idea

Un nuovo campione può nascere in modi diversi.

Il cliente può inviarci:

  • una fotografia;
  • un disegno;
  • una scheda tecnica;
  • un capo già esistente;
  • oppure semplicemente un'idea da sviluppare.

Qualunque sia il punto di partenza, da quel momento inizia il nostro lavoro.

Il programma della macchina non esiste

Una macchina da maglieria elettronica Shima Seiki non "sa" realizzare automaticamente un modello.

Per ogni nuovo capo bisogna creare un programma dedicato.

Questo programma contiene tutte le istruzioni necessarie alla macchina:

  • forma del capo;
  • struttura del punto;
  • diminuzioni;
  • aumenti;
  • coste;
  • collo;
  • maniche;
  • spalle;
  • tensioni;
  • alimentazione dei filati;
  • sequenza completa della lavorazione.

In pratica è il progetto digitale del maglione.

Creare il programma richiede anni di esperienza

Il programma non viene scritto automaticamente.

Viene realizzato da un programmatore specializzato.

Per diventare programmatore Shima Seiki non basta conoscere la maglieria.

Servono corsi specifici, molta esperienza pratica e anni di lavoro.

È una figura professionale altamente specializzata.

Ogni punto, ogni diminuzione e ogni dettaglio devono essere progettati manualmente.

Quanto tempo serve?

Dipende dalla complessità del modello.

Un semplice girocollo rasato richiede molto meno lavoro rispetto ad un capo con:

  • trecce;
  • punti strutturati;
  • jacquard;
  • intarsi;
  • vanisé;
  • lavorazioni integrali (WholeGarment®);
  • particolari costruttivi complessi.

In alcuni casi bastano poche ore.

In altri possono servire diversi giorni.

Il primo campione raramente è perfetto

Una volta terminato il programma, la macchina produce il primo prototipo.

Ma questo non significa che il lavoro sia finito.

Anzi.

Molto spesso il primo capo serve proprio per verificare che tutto funzioni correttamente.

Può capitare che sia necessario modificare:

  • una tensione;
  • una sagomatura;
  • una misura;
  • un particolare del collo;
  • una spalla;
  • una costa;
  • oppure semplicemente migliorare la vestibilità.

Per questo motivo il primo campione rappresenta quasi sempre una fase di test.

Spesso si utilizza un filato di prova

Quando il filato definitivo è molto costoso, è normale utilizzare inizialmente un filato di test.

Questo permette di verificare:

  • il programma;
  • la costruzione del capo;
  • le misure;
  • eventuali errori.

Solo dopo l'approvazione si realizza il campione con il filato definitivo.

Nel caso del cashmere, questa pratica permette di evitare inutili sprechi di materiale.

Il lavoro non finisce quando la macchina si ferma

Una volta terminata la lavorazione, il capo è ancora lontano dall'essere pronto.

Occorre infatti:

  • smacchinarlo;
  • controllare ogni pannello;
  • rimagliare o confezionare il capo;
  • eliminare i fili;
  • lavarlo o follarlo, se previsto;
  • asciugarlo;
  • stirarlo;
  • effettuare il controllo qualità finale.

Solo a questo punto il campione può essere valutato.

Quanto costa sviluppare un campione?

È una domanda che riceviamo spesso.

La risposta è semplice.

Non si paga soltanto una maglia.

Si finanzia tutto il lavoro di sviluppo necessario per crearla.

Nel costo rientrano:

  • lo studio del modello;
  • la programmazione Shima Seiki;
  • il tempo del programmatore;
  • il tempo macchina;
  • il filato utilizzato;
  • la confezione;
  • il trattamento;
  • la stiratura;
  • il controllo qualità;
  • eventuali modifiche e nuovi test.

In molti casi, il solo costo della programmazione può variare indicativamente tra 100 e 300 euro, a seconda della complessità del modello, senza considerare il tempo macchina, i materiali e tutte le lavorazioni successive.

Perché chiediamo un contributo per il campione?

Alcuni clienti si stupiscono quando chiediamo un contributo economico per sviluppare un prototipo.

In realtà, il costo richiesto copre solo una parte dell'investimento necessario.

Lo sviluppo di un campione richiede ore di lavoro altamente qualificato e coinvolge diverse figure professionali.

Per questo motivo realizziamo volentieri campioni per clienti realmente interessati a sviluppare una produzione.

Il campione non è un semplice prodotto da acquistare.

È il primo investimento nella futura collezione.

Un buon campione è un investimento, non un costo

Ogni collezione di successo nasce da un campione ben sviluppato.

Più tempo e attenzione vengono dedicati a questa fase, minori saranno i problemi durante la produzione.

Per questo motivo consideriamo il campione come la fase più importante dell'intero progetto.

Perché è proprio in quel momento che un'idea smette di essere un disegno e diventa un vero capo di maglieria.

Cashmere vergine o riciclato: qual è il migliore? E da dove proviene il cashmere?

Cashmere vergine o riciclato: qual è il migliore? E da dove proviene il cashmere?

Ci sono due domande che ultimamente ci vengono rivolte molto spesso da clienti, buyer, negozi e aziende che ci contattano per realizzare le proprie collezioni:

1. Qual è il cashmere migliore: cashmere vergine o cashmere riciclato?

2. Da dove proviene il cashmere?

Sono due domande molto interessanti perché permettono di chiarire alcuni aspetti del cashmere sui quali esiste ancora molta confusione.

Partiamo dalla prima.

Qual è il cashmere migliore: vergine o riciclato?

La nostra risposta è semplice:

Entrambi.

Un cashmere vergine di alta qualità e un cashmere riciclato di alta qualità sono entrambi materiali eccellenti.

Sono diversi.

Hanno una storia diversa, vengono ottenuti attraverso processi differenti e possono avere caratteristiche differenti al tatto e nella maglieria finita.

Ma diverso non significa migliore o peggiore.

La vera distinzione da fare non è semplicemente tra cashmere vergine e cashmere riciclato.

È tra cashmere di qualità e cashmere di scarsa qualità.

Non tutto il cashmere vergine è uguale

Il cashmere vergine viene prodotto partendo dalla fibra ottenuta dal sottovello della capra cashmere.

È una fibra straordinariamente fine, morbida e isolante che, quando è di buona qualità e viene lavorata correttamente, permette di produrre filati e capi di maglieria eccezionali.

Ma bisogna ricordare una cosa molto importante:

la scritta "100% cashmere" indica la composizione, non la qualità.

Due maglioni possono riportare entrambi sull'etichetta "100% cashmere" ed essere completamente diversi.

La qualità della fibra dipende da diversi fattori, tra cui la finezza, la lunghezza, l'uniformità e la selezione della materia prima.

A questi si aggiunge tutto ciò che avviene successivamente.

La qualità della filatura, la tintura, il titolo del filato, il numero di fili utilizzati, la finezza della macchina, la costruzione della maglia e il trattamento finale contribuiscono tutti al risultato.

Per questo esistono cashmere vergini di altissimo livello e cashmere vergini decisamente più commerciali.

Dire semplicemente "è cashmere vergine" non è sufficiente per stabilire la qualità di un capo.

E il cashmere riciclato?

Lo stesso vale per il cashmere riciclato.

Anche in questo caso tutto parte dalla qualità della materia prima e dalla sua selezione.

Il cashmere riciclato viene ottenuto recuperando materiale contenente cashmere, selezionandolo e lavorandolo per riportarlo nuovamente allo stato di fibra.

Quella fibra può quindi essere utilizzata per produrre un nuovo filato e, successivamente, un nuovo capo.

La qualità del risultato dipende dalla qualità del materiale di partenza, dalla selezione, dalla conoscenza delle fibre e dal modo in cui viene effettuato tutto il processo di rigenerazione e filatura.

Un cashmere riciclato di qualità può essere estremamente morbido, caldo, piacevole al tatto e bellissimo da indossare.

Avrà caratteristiche differenti da un cashmere vergine, ma questo non lo rende automaticamente inferiore.

È semplicemente un altro modo di utilizzare il cashmere.

Il cashmere riciclato non è un "cashmere di serie B"

Questo è probabilmente uno dei concetti ai quali teniamo maggiormente.

Considerare automaticamente il cashmere riciclato come una versione economica o di qualità inferiore del cashmere vergine è una semplificazione.

Esistono cashmere riciclati eccellenti ed esistono cashmere vergini mediocri.

Ancora una volta, tutto dipende dalla materia prima e da come viene lavorata.

Nel cashmere riciclato entra inoltre in gioco un'altra componente importante: la capacità di recuperare una fibra preziosa e darle una nuova vita.

E quando parliamo di recupero delle fibre tessili, inevitabilmente parliamo di Prato.

A Prato il riciclo tessile non è una moda recente

Oggi si parla moltissimo di economia circolare, recupero delle materie prime e sostenibilità.

Nel distretto tessile di Prato queste pratiche esistono da generazioni.

La selezione degli indumenti e degli scarti tessili, la divisione per composizione e colore, il recupero delle fibre e la loro trasformazione in nuova materia prima fanno parte della storia industriale del nostro territorio.

Dietro questi processi esistono competenze che non si imparano semplicemente acquistando una macchina.

Servono esperienza, conoscenza delle fibre e capacità di riconoscere e selezionare correttamente i materiali.

Per questo per noi il cashmere riciclato non rappresenta soltanto un'alternativa al cashmere vergine.

Rappresenta anche una parte della cultura tessile dalla quale proveniamo.

Quindi, cashmere vergine o riciclato?

Entrambi.

Li utilizziamo entrambi e crediamo in entrambi.

Possiamo scegliere il cashmere vergine quando desideriamo determinate caratteristiche e il cashmere riciclato quando ne cerchiamo altre.

Possiamo preferire la mano di uno oppure dell'altro.

Possiamo scegliere in funzione del capo, del progetto, del prezzo, del posizionamento della collezione o della filosofia del brand.

Ma non esiste una regola secondo la quale vergine significa automaticamente "migliore" e riciclato significa "peggiore".

Per noi la domanda fondamentale rimane:

è un buon cashmere?


Seconda domanda: da dove proviene il cashmere?

Anche questa domanda ci viene fatta molto frequentemente.

E qui bisogna distinguere almeno tre cose:

la provenienza della fibra, il luogo in cui viene prodotto il filato e il luogo in cui viene realizzato il capo.

Sono tre cose diverse.

Da dove proviene la fibra di cashmere?

La fibra di cashmere proviene dal sottovello della capra cashmere.

Questi animali vivono soprattutto in alcune zone dell'Asia caratterizzate da condizioni climatiche particolarmente rigide.

Le principali aree di produzione della fibra si trovano in Cina e Mongolia, oltre ad altre zone dell'Asia centrale.

Per proteggersi dagli inverni estremamente freddi, le capre sviluppano sotto il pelo esterno più lungo e grossolano un sottovello molto fine, morbido e isolante.

È proprio questa fibra finissima che ci interessa.

Dopo la raccolta, la materia prima deve essere selezionata, pulita e separata dai peli più grossolani. Solo una parte del materiale raccolto diventerà quindi la fibra utilizzata per produrre il filato di cashmere.

Quindi il cashmere italiano non esiste?

Dipende da cosa intendiamo con questa espressione.

Se parliamo dell'origine della fibra, il cashmere utilizzato dall'industria italiana proviene principalmente dall'Asia.

Ma questo non significa affatto che non possa esistere un filato di cashmere prodotto in Italia o, naturalmente, un maglione in cashmere Made in Italy.

Ed è proprio qui che spesso nasce la confusione.

Una cosa è l'origine della materia prima.

Un'altra è dove e come quella materia prima viene trasformata.

Dalla fibra asiatica al filato italiano

Una fibra di cashmere proveniente dalla Mongolia o dalla Cina può essere acquistata, selezionata e successivamente trasformata in Italia da una filatura italiana.

La filatura è una fase fondamentale.

Non basta infatti avere a disposizione una buona fibra per ottenere automaticamente un grande filato.

Servono conoscenza della materia prima, esperienza, tecnologia, capacità di selezione, preparazione, miscelazione, filatura, tintura e controllo della qualità.

L'Italia possiede alcune delle filature di cashmere più prestigiose e specializzate al mondo.

Ed è proprio a queste realtà che ci affidiamo per le nostre produzioni in cashmere vergine.

I filati in cashmere vergine che utilizziamo

Per le nostre produzioni di maglieria in cashmere vergine utilizziamo filati prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.

La scelta del filato viene fatta in funzione del capo che dobbiamo realizzare.

Non esiste infatti un unico filato ideale per tutto.

Un maglione corposo realizzato su una determinata finezza, un capo leggerissimo prodotto su una macchina di alta finezza, una sciarpa, uno scialle o un capo seamless possono richiedere filati con caratteristiche differenti.

Per noi scegliere il filato significa quindi partire dal risultato che vogliamo ottenere.

E il nostro cashmere riciclato?

Nel caso del cashmere riciclato il nostro rapporto con il filato è ancora più diretto.

Il cashmere riciclato che utilizziamo viene prodotto da noi, in collaborazione con un nostro partner specializzato del distretto tessile di Prato.

Questo ci permette di seguire direttamente la scelta della materia prima e la realizzazione del filato che utilizzeremo successivamente nelle nostre collezioni e nelle produzioni per i nostri clienti.

Ed è significativo che questo avvenga proprio a Prato.

Perché qui la rigenerazione delle fibre non è semplicemente una tecnica produttiva.

È parte della nostra storia industriale.

E infine c'è la maglieria

A questo punto abbiamo la fibra e abbiamo il filato.

Ma manca ancora un passaggio fondamentale: trasformare quel filato in un capo di maglieria.

Ed è qui che entra in gioco il nostro lavoro.

La scelta della finezza, la programmazione delle macchine, la costruzione del punto, le tensioni, la tessitura, la confezione quando necessaria, il trattamento, il lavaggio, la follatura, lo stiro e il controllo finale possono modificare profondamente il risultato.

Lo stesso filato, lavorato in due modi differenti, può dare origine a due maglie con una mano e un aspetto completamente diversi.

Per questo la qualità di un maglione in cashmere non può essere spiegata soltanto leggendo la composizione sull'etichetta.

Dietro un buon capo esiste un'intera filiera.

Fibra, filato e maglia: tre origini diverse

Possiamo quindi riassumere il percorso in modo molto semplice.

La fibra di cashmere nasce principalmente in Asia.

I filati in cashmere vergine che utilizziamo vengono prodotti in Italia dalle migliori filature italiane.

Il nostro filato in cashmere riciclato viene prodotto da noi in collaborazione con un partner specializzato di Prato.

La nostra maglieria viene realizzata in Italia.

Sono passaggi diversi della stessa storia.

Ed è importante conoscerli, perché quando acquistiamo o sviluppiamo un prodotto in cashmere non stiamo acquistando semplicemente una fibra.

Stiamo acquistando il risultato di una lunga catena di competenze.

Alla fine, qual è il cashmere migliore?

Torniamo quindi alla domanda dalla quale siamo partiti.

Cashmere vergine o cashmere riciclato?

Entrambi.

Purché la materia prima sia buona.

Purché il filato sia fatto bene.

Purché venga scelta la lavorazione corretta.

E purché chi trasforma quel filato in una maglia sappia davvero cosa sta facendo.

Perché la qualità del cashmere non nasce da una sola parola scritta sull'etichetta.

Nasce dalla materia prima, dalla conoscenza e dall'esperienza di tutte le persone che la trasformano.

Approfondimenti

Ricevere un campione di maglieria: cosa bisogna davvero valutare?

Ricevere un campione di maglieria: cosa bisogna davvero valutare?

Un campione di maglieria non serve per verificare se la taglia è perfetta. Serve per verificare la qualità del prodotto. La vestibilità si personalizza successivamente.

Molti dei nostri nuovi clienti stanno sviluppando la loro prima collezione di maglieria.

È normale quindi che, quando ricevono il primo campione, la prima osservazione sia:

"È un po' piccolo..."

oppure

"Mi aspettavo che fosse più lungo."

La risposta è quasi sempre la stessa:

Perfetto. Se lo desideri possiamo modificarlo.

Ed è proprio questo il punto che spesso genera confusione.

Un campione non è un prodotto definitivo

Quando realizziamo il primo campione di un modello, il nostro obiettivo non è produrre il capo nella taglia perfetta per il cliente finale.

Lo scopo del campione è verificare che il progetto sia corretto.

Per questo motivo i campioni vengono normalmente realizzati nelle taglie standard:

  • Donna: taglia S
  • Uomo: taglia L

Sono taglie di riferimento utilizzate dall'industria della maglieria.

Non rappresentano una scelta definitiva.

Servono semplicemente come base di partenza.

La vestibilità si costruisce insieme

Una delle grandi differenze tra la maglieria e altri prodotti confezionati è che praticamente ogni misura può essere modificata.

Possiamo intervenire su qualsiasi dettaglio.

Ad esempio:

  • aumentare o diminuire la lunghezza totale;
  • allungare o accorciare le maniche;
  • modificare la larghezza del busto;
  • rendere il capo più aderente (Slim Fit);
  • renderlo più morbido (Regular Fit);
  • creare una vestibilità oversize;
  • modificare l'apertura del collo;
  • aumentare l'altezza del collo alto;
  • cambiare l'ampiezza delle spalle;
  • modificare la profondità dello scalfo;
  • cambiare la larghezza del fondo;
  • modificare la forma del fianco;
  • adattare completamente il modello alle misure desiderate.

In altre parole:

non esiste una sola vestibilità possibile.

La vestibilità viene progettata in funzione del marchio, del cliente finale e dello stile della collezione.

Cosa bisogna guardare davvero in un campione?

Quando ricevete il primo campione, vi consigliamo di concentrarvi soprattutto su aspetti che non dipendono dalle misure.

1. La mano del filato

Come si percepisce al tatto?

È morbido?

È compatto?

Ha il livello di sofficità che cercavate?

La sensazione al tatto è una delle caratteristiche più importanti di un capo in cashmere o lana.

2. La qualità della lavorazione

Osservate il capo con attenzione.

Le maglie sono regolari?

La tensione della lavorazione è uniforme?

Il punto è pulito?

Il tessuto cade bene?

Questi aspetti raccontano la qualità della produzione molto più delle misure.

3. La confezione

Guardate come il capo è stato assemblato.

Le cuciture sono dritte?

Le spalle sono perfettamente allineate?

I fianchi combaciano?

I rimagli sono regolari?

Può sembrare banale, ma basta osservare alcuni capi presenti sul mercato per accorgersi che non sempre è così.

Capita di vedere maglie con cuciture laterali storte, spalle disallineate o assemblaggi poco accurati.

Una buona confezione è uno degli elementi che distinguono un prodotto di qualità.

4. Il modello

Il modello è quello che avevate immaginato?

Le proporzioni funzionano?

Le coste sono della giusta altezza?

Il collo ha il carattere desiderato?

Le finiture sono corrette?

Il design convince?

Questi sono gli aspetti progettuali da verificare nel primo prototipo.

E le misure?

Le misure vengono normalmente definite dopo aver approvato il modello.

È una fase completamente diversa.

Una volta stabilito che il capo piace per qualità, mano e costruzione, si procede ad adattarlo alle esigenze del marchio.

Si definiscono quindi:

  • lunghezze;
  • larghezze;
  • vestibilità;
  • sviluppo taglie;
  • grading;
  • eventuali modifiche estetiche.

Solo a questo punto nasce il capo definitivo.

Ogni marchio ha la propria vestibilità

Pensate ai vostri marchi preferiti.

Ci sono brand che vestono molto aderenti.

Altri hanno una vestibilità più morbida.

Altri ancora propongono capi oversize.

Nessuno di questi è "giusto" o "sbagliato".

Sono semplicemente scelte stilistiche.

Il nostro compito come produttori è trasformare queste scelte in un prodotto reale.

Il vantaggio della produzione su misura

Uno dei principali vantaggi della produzione Made in Italy è proprio questo.

Non siete costretti ad adattarvi a un modello già esistente.

È il modello che viene adattato alle vostre esigenze.

Ogni misura può essere modificata fino a ottenere la vestibilità desiderata.

Per questo motivo non bisogna preoccuparsi se il primo campione risulta leggermente più corto, più lungo, più aderente o più ampio rispetto a quanto immaginato.

Fa parte del normale processo di sviluppo.

Il nostro consiglio

Quando ricevete il primo campione, non chiedetevi soltanto:

"Mi sta bene?"

Provate invece a chiedervi:

  • il filato mi piace?
  • la mano è quella che cercavo?
  • il capo trasmette qualità?
  • la confezione è eseguita correttamente?
  • il modello rappresenta il mio marchio?

Se la risposta è sì, allora siete già molto vicini al prodotto finale.

Le misure si modificano.

La qualità della produzione, invece, è ciò che fa davvero la differenza.

Cashmere cardato o cashmere pettinato? Due modi completamente diversi di interpretare il lusso

Cashmere cardato o cashmere pettinato? Due modi completamente diversi di interpretare il lusso

Il cashmere cardato è come una coperta di lana molto soffice: avvolge, trattiene aria, trasmette calore e morbidezza.

Il cashmere pettinato è come un tessuto di seta pesante: fluido, pulito, elegante, con una superficie perfettamente liscia.

Quando si parla di maglieria in cashmere si tende a pensare che un capo valga l'altro. In realtà non è così.

Esistono infatti due grandi famiglie di lavorazione: la maglieria realizzata con filati cardati e quella prodotta con filati pettinati.

Entrambe possono essere realizzate con cashmere di altissima qualità, ma il risultato finale è completamente diverso.

Per capire la differenza immaginiamo due maglie da donna prodotte da Due Toscani:

  • una maglia in 100% cashmere cardato Nm 2/28, lavorata su macchina finezza 12;
  • una maglia in 100% cashmere pettinato Nm 2/60, lavorata integralmente su macchina Shima Seiki finezza 18, senza cuciture.

Entrambe sono in puro cashmere.

Entrambe sono Made in Italy.

Eppure sembrano appartenere a due mondi differenti.


Cashmere cardato: morbidezza e volume

La prima sensazione che si prova prendendo in mano una maglia in cashmere cardato è la morbidezza.

Le fibre vengono cardate, cioè orientate in modo meno uniforme rispetto alla pettinatura, lasciando una parte della fibra libera di emergere in superficie.

Il risultato è una maglia che appare:

  • più soffice;
  • più vaporosa;
  • leggermente pelosa;
  • più calda al tatto.

La superficie non è perfettamente liscia.

È proprio questa lieve peluria a creare quell'effetto morbido che molte persone associano immediatamente al cashmere.

Il cardato trattiene inoltre una maggiore quantità di aria tra le fibre.

Ed è proprio l'aria il miglior isolante naturale.

Per questo motivo una maglia cardata, pur essendo relativamente leggera, trasmette una sensazione di calore immediata.


Cashmere pettinato: eleganza e precisione

Il cashmere pettinato segue una filosofia completamente diversa.

Durante la preparazione del filato le fibre vengono pettinate e perfettamente allineate.

La superficie diventa estremamente regolare.

Il risultato è un filato più compatto, più uniforme e incredibilmente pulito.

Una maglia realizzata con un Nm 2/60 su macchina finezza 18 ha caratteristiche molto differenti:

  • superficie liscia;
  • mano asciutta e setosa;
  • caduta elegante;
  • maggiore definizione del punto maglia;
  • peso distribuito in modo uniforme.

La sensazione non è quella di una nuvola morbida.

È piuttosto quella di un tessuto estremamente raffinato.

Molti clienti la descrivono come una "seconda pelle".


Anche il modo in cui il capo cade cambia completamente

Questa è forse la differenza meno evidente nelle fotografie, ma la più importante quando si indossa il capo.

Una maglia cardata tende ad avere più corpo.

Mantiene maggiormente la propria forma.

Una maglia pettinata, invece, segue il movimento del corpo.

Scivola naturalmente sulle spalle e accompagna la figura con molta più fluidità.

Per questo motivo il cashmere pettinato viene spesso utilizzato nelle collezioni di fascia lusso dal gusto più contemporaneo.


La finezza della lavorazione fa la differenza

Una macchina finezza 12 produce una maglia con un punto visibile, pieno e materico.

È una maglieria importante, ideale per l'autunno e l'inverno.

Una macchina finezza 18, invece, realizza un tessuto molto più fine.

Il punto quasi scompare.

La superficie diventa continua.

Il capo assume un aspetto estremamente elegante, quasi simile a un tessuto.

Quando questa lavorazione viene realizzata con tecnologia WholeGarment® (integrale senza cuciture) il comfort aumenta ulteriormente.

L'assenza di cuciture elimina qualsiasi punto di tensione e rende la vestibilità ancora più naturale.


Qual è il più morbido?

È probabilmente la domanda che riceviamo più spesso.

La risposta dipende da cosa intendiamo per morbidezza.

Il cashmere cardato è più morbido al primo contatto.

Appena lo si tocca trasmette una sensazione di estrema sofficità.

Il cashmere pettinato, invece, appare inizialmente più asciutto.

Ma una volta indossato sorprende per la sua straordinaria delicatezza sulla pelle.

Sono due tipi di morbidezza completamente diversi.

Il primo è una morbidezza "soffice".

Il secondo è una morbidezza "setosa".


Quale tiene più caldo?

A parità di peso, una maglia cardata tende generalmente a trattenere più aria e quindi offre un isolamento termico superiore.

Il cashmere pettinato, invece, privilegia leggerezza, eleganza e comfort, risultando ideale anche per ambienti riscaldati o per un utilizzo durante gran parte dell'anno.

Non è una questione di migliore o peggiore.

Sono semplicemente due modi diversi di vivere il cashmere.


Due interpretazioni dello stesso materiale

Il cashmere cardato rappresenta il lato più caldo, morbido e avvolgente di questa fibra straordinaria.

Il cashmere pettinato ne esprime invece l'aspetto più raffinato, tecnico ed elegante.

Noi di Due Toscani utilizziamo entrambe le lavorazioni perché rispondono a esigenze differenti.

C'è chi cerca il piacere di un maglione soffice da indossare nelle giornate più fredde.

E c'è chi desidera una maglia leggera, impeccabile e dalla vestibilità perfetta, da portare sotto una giacca o come capo essenziale di un guardaroba contemporaneo.

In entrambi i casi il protagonista rimane sempre lo stesso: un cashmere di alta qualità, lavorato in Italia con competenze artigianali e tecnologie d'eccellenza.

Cashmere cardato vs cashmere pettinato

CaratteristicaCashmere cardato (Nm 2/28 – Finezza 12)Cashmere pettinato (Nm 2/60 – Finezza 18 WholeGarment)
AspettoMorbido, leggermente peloso, voluminosoLiscio, pulito, raffinato
ManoSoffice, avvolgenteSetosa, asciutta, molto fine
Sensazione al tattoEffetto "nuvola"Effetto "seconda pelle"
Volume del capoMaggioreMinore
SpessorePiù importanteMolto sottile
Peso percepitoPiù leggero rispetto al volumePiù compatto rispetto allo spessore
CaloreMolto elevato grazie all'aria trattenuta tra le fibreElevato, ma meno isolante a parità di peso
Caduta del capoPiù strutturataMolto fluida e naturale
ElasticitàPiù "morbida"Più stabile e precisa
Definizione del punto magliaPiù soffusaMolto nitida
VestibilitàAvvolgenteElegante e aderente al corpo senza costringere
ComfortSensazione di calore immediataComfort continuo durante tutta la giornata
Look finaleCasual luxuryLuxury contemporaneo
Utilizzo idealeMaglioni invernali, cardigan, dolcevitaMaglie fini, polo, girocollo eleganti, capi da indossare sotto la giacca
Tecnologia produttiva tipicaMacchine finezza 7-12Macchine finezza 16-18 WholeGarment (integrali)
Merinos Extrafine Cardato o Pettinato? Le differenze che ogni buyer dovrebbe conoscere

Merinos Extrafine Cardato o Pettinato? Le differenze che ogni buyer dovrebbe conoscere

Quando si parla di maglieria di alta qualità, il merinos extrafine rappresenta una delle fibre più apprezzate al mondo. Morbido, traspirante, naturalmente elastico e incredibilmente versatile, viene utilizzato per realizzare capi destinati sia al mercato premium sia al lusso.

Tuttavia, esiste una distinzione fondamentale che spesso viene trascurata: non tutti i filati in merinos extrafine sono uguali.

Una delle differenze più importanti riguarda il processo di lavorazione della fibra, che porta alla realizzazione di filati cardati oppure filati pettinati.

Comprendere questa differenza permette di scegliere il filato più adatto al proprio progetto, influenzando l'aspetto del capo, il comfort, la vestibilità e perfino il posizionamento commerciale della collezione.

Che cos'è il merinos extrafine?

Il merinos extrafine proviene da pecore Merino selezionate per la straordinaria finezza della loro lana.

Le fibre più pregiate possono raggiungere diametri inferiori ai 19 micron, risultando estremamente morbide a contatto con la pelle e adatte anche a chi normalmente trova la lana "pungente".

Grazie alle sue proprietà naturali, il merinos extrafine offre:

  • eccellente isolamento termico;
  • elevata traspirabilità;
  • ottima capacità di assorbire e rilasciare l'umidità;
  • elasticità naturale;
  • comfort elevato in tutte le stagioni.

Ma la qualità della fibra è solo il punto di partenza.

Il modo in cui questa fibra viene trasformata in filato cambia radicalmente il risultato finale.

Che cosa significa "filato cardato"?

La cardatura è il processo più tradizionale nella lavorazione delle fibre tessili.

Durante questa fase le fibre vengono aperte, pulite e disposte in modo relativamente casuale.

Non vengono eliminate completamente le fibre più corte, che rimangono all'interno del filato contribuendo a creare una struttura più soffice e voluminosa.

Il risultato è un filato con caratteristiche ben riconoscibili:

  • mano più morbida;
  • maggiore volume;
  • aspetto leggermente vaporoso;
  • superficie meno compatta;
  • sensazione più calda.

I filati cardati trattengono una maggiore quantità di aria tra le fibre.

L'aria è uno dei migliori isolanti naturali e questo rende i capi particolarmente caldi pur mantenendo un peso contenuto.

Per questo motivo il cardato è molto apprezzato nelle collezioni autunno/inverno.

Le caratteristiche estetiche del cardato

Dal punto di vista visivo, un capo realizzato con filato cardato presenta generalmente:

  • un aspetto più naturale;
  • una superficie leggermente pelosa;
  • un effetto morbido e materico;
  • una maglia più "calda" anche alla vista.

Sono caratteristiche molto ricercate nei prodotti che vogliono trasmettere comfort, artigianalità e tradizione.

Che cosa significa "filato pettinato"?

Nel processo di pettinatura, dopo la cardatura iniziale, le fibre vengono ulteriormente lavorate attraverso apposite pettinatrici.

Questa fase elimina gran parte delle fibre più corte e allinea quasi perfettamente quelle lunghe.

Il risultato è un nastro di fibre estremamente regolare dal quale si ottiene un filato molto più uniforme.

Rispetto al cardato, il filato pettinato presenta:

  • maggiore compattezza;
  • superficie liscia;
  • elevata regolarità;
  • migliore definizione della maglia;
  • maggiore resistenza all'usura.

Dal punto di vista estetico appare decisamente più pulito e raffinato.

L'aspetto di un capo pettinato

La differenza è evidente anche osservando il tessuto.

Una maglia realizzata con filato pettinato presenta:

  • punti maglia molto definiti;
  • superficie uniforme;
  • minore pelosità;
  • aspetto elegante e contemporaneo;
  • migliore caduta del capo.

È il tipo di filato che troviamo frequentemente nelle collezioni più moderne e minimaliste.

Cardato o pettinato: quale scegliere?

Non esiste una scelta migliore in assoluto.

Esiste il filato più adatto al risultato che si vuole ottenere.

Il cardato è ideale quando si desidera:

  • un look morbido e avvolgente;
  • maggiore isolamento termico;
  • un effetto naturale;
  • un capo dal carattere più tradizionale.

Il pettinato è invece preferibile quando si ricerca:

  • una linea pulita;
  • maggiore leggerezza;
  • un'estetica moderna;
  • una definizione impeccabile della lavorazione.

Entrambi possono essere realizzati con lane Merino di altissima qualità.

La differenza riguarda principalmente il comportamento del filato e l'aspetto finale del capo.

Le finezze delle macchine da maglieria

Anche la macchina utilizzata influisce sul risultato finale.

In Due Toscani realizziamo capi in:

Merinos extrafine cardato

Ideale per macchine:

  • Finezza 5
  • Finezza 7
  • Finezza 12

Queste finezze permettono di ottenere maglie più corpose, morbide e adatte alle stagioni fredde.

Sono perfette per maglioni, cardigan, dolcevita e capi casual di fascia premium.

Merinos extrafine pettinato

Ideale per:

  • Finezza 18

La finezza 18 consente di realizzare capi estremamente raffinati, leggeri e dalla mano molto elegante.

È particolarmente indicata per:

  • maglie girocollo leggere;
  • polo in maglia;
  • lupetti;
  • cardigan sottili;
  • collezioni quattro stagioni.

La scelta dipende dal mercato

Anche il mercato di destinazione influisce sulla scelta del filato.

Le boutique orientate al lusso classico apprezzano spesso il carattere caldo e avvolgente del cardato.

I brand contemporanei, invece, privilegiano frequentemente il pettinato per la sua pulizia estetica e la maggiore versatilità.

Per questo motivo, prima di sviluppare una nuova collezione, è importante valutare:

  • il target finale;
  • il prezzo di vendita;
  • il peso desiderato del capo;
  • la stagione;
  • il posizionamento del marchio.

L'esperienza di Due Toscani

In Due Toscani affianchiamo ogni cliente nella scelta del filato più adatto al proprio progetto.

Produciamo maglieria Made in Italy utilizzando sia merinos extrafine cardato sia merinos extrafine pettinato, selezionando la soluzione migliore in base allo stile della collezione, alla vestibilità desiderata e al mercato di riferimento.

Che si tratti di una collezione Due Toscani o di un progetto private label, il nostro obiettivo è sempre lo stesso: trasformare un'idea in un capo di alta qualità, realizzato con la migliore tradizione manifatturiera italiana.